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> Popoli Non Contattati, stesso pianeta, un altro mondo
 
AlexSvoboda
Inviato il: Lunedì, 31-Mar-2008, 09:54
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Questo è un argomento in cui mi sono imbattuto per puro caso, cercando 'motivi' grafici per la nuova skin del Forum. Li ho trovati ed ho scoperto un mondo nuovo, talmente coinvolgente che l'ho voluto erigere a 'simbolo ispiratorio' di questo stesso Forum.


Popoli non contattati: stesso pianeta, un altro mondo

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Popolazione Korubo in "contatto iniziale"
Vale do Javari - Amazonas, Brasile - Foto di Vincent Brackelaire



Gli Indigeni in "Isolamento Volontario", sono popolazioni di cui si hanno solo alcuni elementi della loro esistenza. Non hanno mai avuto contatto con il "nostro mondo" e solo un virus potrebbe portarli allo sterminio. Sono in pericolo di estinzione centinaia di culture, saperi, lingue e miti che non abbiamo mai ascoltato. Ma "non abbiamo bisogno di incontrarli per difenderli", anzi, dobbiamo difendere la loro scelta di non incontrarci.


“Gli scontri tra popolazioni indigene in “isolamento volontario” e i tagliatori illegali di legname, sono difficilmente documentabili per via dell'attività fuorilegge di questi ultimi che preferiscono non curarsi in strutture sanitari”, come sottolinea la Defensoria del Pueblo peruviana, un organo costituzionale indipendente per la difesa dei diritti fondamentali delle persone e delle comunità.
“I registri ospedalieri di Santa Rosa testimoniano solo una piccola documentazione di un'enorme guerra mai dichiarata. Ad esempio non esiste quasi alcuna prova di feriti o decessi da parte delle popolazioni indigene” che nel difendere il loro “non contatto” voluto, muoiono nella foresta che è parte indissoluta di loro stessi,la difendono e li difende, gli appartiene e loro appartengono ad essa.
L'incontro-scontro di civiltà, assume in questi casi il vero senso, triste e profondo, di guerra tra culture, tra umanità dello stesso pianeta sì, ma non dello stesso mondo.


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Mappa solo indicativa tratta da: Situación de los últimos pueblos indígenas aisladosen América latina (Bolivia, Brasil, Colombia,Ecuador, Paraguay, Perú, Venezuela) a cura di Vincent Brackelaire


Per uno dei mondi, infatti, queste guerre sono parte della storia che avanza. Per l'altro mondo queste rappresentano la fine, l'estinzione della loro esistenza.
Secondo gli ultimi dati raccolti, sono almeno duecento le popolazioni indigene in isolamento volontario di cui si ha qualche traccia o indizio di esistenza ai bordi della foresta amazzonica, e di una cosa si è certi: sono le ultime “non contattate” di tutto il continente americano. La definizione di “isolamento volontario” è un compromesso linguistico che serve a identificare tutte quelle popolazioni che non hanno avuto un contatto, documentato e risalente a qualche generazione fa, con la nostra storia, e di cui preferiscono astenersene. Questa vasta area geografica comprende sette nazioni: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Perù e Venezuela. Ognuno di questi Paesi adotta soluzioni di protezione, verso queste popolazioni, molto differenti tra loro. Il Brasile e il Perù, dove si trovano il maggior numero di popolazioni in isolamento volontario, sono le nazioni più all'avanguardia avendo espresso a livello legislativo strumenti di protezione e difesa delle aree naturali abitate e utilizzando definizioni esplicite per “indigeni non contattati o in contatto iniziale”. Le altre nazioni, pur riconoscendo l'esistenza di questi popoli, mancano di una legislazione specifica e omogenea, lasciando a comunità indigene locali o a organizzazioni non governative (Ong) il compito e l'onere della difesa e prevenzione ai contatti.



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Questa è l'immagine della locandina del primo Convegno Internazionale sui Popoli in Isolamento Volontario dell'Amazzonia, del novembre 2005 a Belem, Parà in Brasile.



Queste popolazioni storicamente hanno affrontato e superato numerosi ostacoli nel corso dei secoli: le invasioni e l'asservimento a medi e grandi imperi, come quello Inca, ad esempio. Sono sopravvissute allo sterminio virale, che a causa dell'arrivo degli europei nel nuovo continente, ha preceduto e facilitato l'opera dei Conquistadores iberici, infettando mortalmente circa 60 milioni di persone, secondo gli ultimi studi, in solo cento anni.
Hanno dovuto ricercare sempre nuove rotte migratorie nella foresta, per evitare le nuove strade, gli oleodotti, le piattaforme estrattive, gli incendi speculativi per creare nuovi pascoli, gli abbattimenti forestali, luci, rumori, presenze costanti e nuove che premono ai bordi del loro mondo. Sono circondati. Costretti ad avere incontri, e scontri, con altre popolazioni che, come loro, stanno fuggendo verso il centro del loro pianeta che si restringe sempre più.

La foresta che per loro significa vita, utero e mammella, significa storia, popolata di antenati, parole, suoni, forme amiche e nemiche ma sempre conosciute e decodificate, si sta trasformando in un inferno di trappole, ostacoli, paure e divieti sconosciuti che provocano alla loro esistenza incertezza e rabbia.

Darcy Ribeiro, famoso antropologo brasiliano che ha convissuto con molti gruppi indigeni in contatto iniziale, forse non esagerava quando definiva la storia del contatto come “un vero sterminio, senza che abbia portato loro nessun elemento positivo”. Infatti la prima causa di morte e sterminio per questi popoli migratori della foresta rimane, come 500 anni fa, la malattia, il virus - di qualsiasi genere, tra l'altro - al quale noi con i nostri contagi storici e pandemie continentali abbiamo reagito costruendo barriere di difesa, reazione e immunità alla morte, possono ancora oggi, sterminare questi gruppi di umani sprovvisti di difese immunitarie adeguate.

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I portavoce degli “invisibili”

“La situazione critica di estrema vulnerabilità dei popoli indigeni in isolamento e contatto iniziale, nell'esercizio dei loro diritti umani e fondamentalmente del loro diritto alla vita, richiede un urgente adozione di azioni politiche che diano risposte efficaci alle necesità di protezione”. Così si appellano i partecipanti all'ultimo convegno sul tema, tenutosi a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia nel novembre 2006. Sono decine di rappresentanti di movimenti indigeni istituzionalizzati che hanno deciso di diventare portavoce ufficiali degli “invisibili”. E finalmente il 13 aprile si è costituito il Comitato Indigeno Internazionale per la Protezione dei Popoli Indigeni in Isolamento Volontario e in Contatto Iniziale (CIPIACI), formato da organizzazioni indigene di sette nazioni del Sudamerica. La fondazione di questo gruppo di lavoro sul tema renderà visibili le istanze dei popoli senza voce; gli interventi urgenti a carattere politico dovranno essere in appoggio “alla prosecuzione del lavoro intrapreso soprattutto da organizzazioni indigene in questo ambito che hanno stabilito spazi di visibilità nazionale e internazionale nel corso di diversi anni di lavoro”. Infatti, la comunanza di sensibilità e la conoscenza del territorio fanno delle organizzazioni indigene locali i referenti naturali e ideali per le politiche di difesa e promozione della causa.


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AlexSvoboda
Inviato il: Lunedì, 31-Mar-2008, 10:14
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"Ci fate pena: non avete acqua limpida, non avete animali, vivete tutti assieme..."

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Narra un racconto popolare che un contadino del centro abitato di Santa Rosa de Huacaria iniziò a cacciare nei pressi del Parco Nazionale del Manu, in Madre de Dios. In piena attività, l’uomo percepì la presenza di persone attorno a lui che lo stavano guardando. Si spaventò molto però decise di continuare con la sua attività, quando all’improvviso le persone si lasciarono vedere. Spaventato e circondato da nativi in isolamento volontario, il contadino cercò di parlare loro nel suo antico dialetto harakmbut: “Fratello sono qui, non voglio litigare”. All’inizio si mostrarono restii, però poi si intavolò un dialogo. I nativi discendevano dalla stessa etnia del contadino harakmbut, quindi comprendevano il suo idioma. Il cacciatore disse loro: “Siamo dello stesso popolo, ci comprendiamo. Quindi siamo fratelli. In che vuoi che ti aiuti. Noi ti possiamo aiutare, possiamo conseguire buone cose per te e la tua famiglia, così come quelle che noi abbiamo.”

Il nativo rispose nel suo idioma: “Noi vi stiamo osservando da tanto tempo e ci fate pena. Non avete acqua limpida, non avete animali, vivete tutti assieme. Noi siamo liberi, possediamo tutto. Non vogliamo vivere come voi, grazie fratello, stiamo bene”. Se ne andarono.


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mmobuz
Inviato il: Martedì, 01-Apr-2008, 20:00
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un solo verbo ci accompagna, che deve entrare nel midollo di ognuno di noi benestanti massacratori di saperi e culture, alla faccia dell'uguaglianza....VERGOGNA!
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AlexSvoboda
Inviato il: Venerdì, 30-Mag-2008, 11:20
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RIO DE JANEIRO (Reuters) - Indios dell'Amazzonia appartenenti ad una delle ultime tribù mai venute in contatto con la civiltà sono stati fotografati da un elicottero mentre, colorati di rosso vivo, brandiscono arco e frecce contro chi li sta riprendendo.

Nel cuore dell'Amazzonia, ecco la tribù degli uomini rossi

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UNA delle ultime tribù di persone mai contattate dall'uomo industrializzato è stata scoperta nell'Amazzonia occidentale, vicino al confine tra Brasile e Perù. Gli indiani sono stato visti in un'aerea protetta dal punto di vista etnico e ambientale lungo il Fiume Evira, durante un sopralluogo aereo. Il rinvenimento è stato portato alla luce dalla fondazione governativa brasiliana Funai. Nella relazione della fondazione si legge letteralmente che dall'alto sono stati fotografati un gruppo di "guerrieri forti e in buona salute" e sei grosse capanne costruite in un'area della foresta ripulita dalle piante.

In realtà in un'immagine si vedono dei giovani uomini completamente dipinti di rosso che lanciano frecce con dei grossi archi verso l'aereo, mentre altri stanno a guardare.
In un'altra fotografia si nota il loro accampamento, fatto di alcune capanne ottenute in uno spiazzo di foresta ripulito dagli alberi.
L'accampamento sembra abitato in modo permanente, vista l'attività che vi è attorno ad esso. Alcuni uomini, ad esempio, stanno in prossimità di una pianta portata lì da poco per essere lavorata.

Le fotografie della tribù, scattate al confine tra Brasile e Perù, sono una delle rare prove dell'esistenza di gruppi del genere. Un funzionario brasiliano coinvolto nella spedizione ha raccontato che molti di loro sono in pericolo a causa del taglio e del trasporto illegale di legname.

"Quello che sta succedendo nella regione è un crimine enorme contro la natura, le tribù, la fauna, ed è un'ulteriore testimonianza della completa irrazionalità con cui noi, i 'civilizzati', trattiamo il mondo", ha detto José Carlos Meirelles, secondo quanto riporta una dichiarazione del gruppo Survival International, che si occupa delle tribù di tutto il mondo.

Una delle immagini, che può essere vista sul sito di Survival International, mostra due indios dipinti di rosso pronti a scagliare frecce all'elicottero mentre un altro guarda.


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"Nell'area in cui è stata vista la tribù vi sono almeno altri 4 distinti gruppi di persone completamente isolati dal resto del mondo di cui abbiamo conoscenza da almeno 20 anni", ha detto Jose Carlos Mierelles Junior, esponente del Funai. Questi gruppi non sono mai stati contattati ufficialmente né dal Funai, né da altre persone e questo per permettere loro di avere una propria totale autonomia e per evitare l'arrivo di curiosi o pseudo-ricercatori.

Survival International, un'associazione internazionale che si occupa di preservare queste tribù, ha fatto sapere che questi indiani sono in serio pericolo di sopravvivenza a causa del taglio illegale fatto soprattutto in Perù, che sta spingendo queste piccole popolazioni di uomini, che non dovrebbero essere di più di 500 unità, verso il Brasile, dove la situazione non è migliore.

"Per fortuna quest'ultima testimonianza ci dice che popolazioni ancora mai contattate dalla civiltà industrializzata esistono ancora. E' la speranza che una parte di Amazzonia sopravvive agli interessi dell'uomo industrializzato", ha detto il Direttore di Survival Stephen Corry.

Al mondo esistono non più di 100 tribù mai contattate e la maggior parte di esse si trova in America meridionale, soprattutto tra Brasile e Perù. Altre se ne trovano in Australia, in Nuova Guinea e nelle Isole Andamane.

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AlexSvoboda
Inviato il: Domenica, 17-Mag-2009, 20:32
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La pericolosa ignoranza

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"Hanno ucciso mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle e anche mia moglie."
Indiano Awá Karapiru, sopravvissuto ad un massacro


Se il governo brasiliano, la Banca Mondiale e la compagnia mineraria CVRD non agiranno tempestivamente, gli Indiani Awá del Brasile potrebbero rapidamente scomparire.

Nel 1982, la Banca Mondiale e l'Unione Europea hanno erogato oltre 900 milioni di dollari al governo brasiliano e alla sua compagnia mineraria, la CVRD, per lo sfruttamento dei giacimenti di minerali di ferro delle montagne Carajás. Una delle condizioni che la Banca Mondiale aveva posto al governo in cambio del prestito era il riconoscimento ufficiale di tutti i territori indiani coinvolti nel progetto Carajás, i cui confini erano già stati demarcati dal FUNAI, l'agenzia governativa degli Indiani.

A vent'anni di distanza, nonostante la disponibilità dei fondi, gli Awá dello stato del Maranhão stanno ancora aspettando il riconoscimento dei loro diritti territoriali. A ostacolare con forza la demarcazione sono stati principalmente politici e imprenditori, alcuni dei quali possiedono grandi proprietà proprio nelle terre awà.

La mancata demarcazione ha lasciato la terra indiana in balia dei tagliatori di legna, degli allevatori di bestiame e dei coloni che hanno invaso e devastato pesantemente il territorio. Con il crescere della corsa al furto delle loro terre e delle loro risorse, alcuni gruppi di Awá sono stati attaccati e massacrati. Oggi ci sono 276 possedimenti all'interno del territorio awá, la cui parte centrale sembra sia già stata invasa in modo massiccio. Malgrado il FUNAI e la CVRD abbiano istituito un progetto di protezione delle terre indiane nel 1982, molti di questi avvenimenti sono iniziati dopo il 1990.

Survival teme che il governo possa cercare di ridurre le originarie dimensioni dell'area awá pari a circa 247.000 ettari. E' di cruciale importanza riconoscere agli Awá tutta la loro terra: per loro, come per tutti i popoli tribali, essa è di immensa importanza e gli è necessaria per poter preservare lo stile di vita nomade.

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AlexSvoboda
Inviato il: Domenica, 17-Mag-2009, 20:39
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Petrolio ad ogni costo

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La compagnia Petrolifera canadese firma un accordo per esplorare la terra delle tribù isolate - 13 Maggio 2009


La compagnia canadese Petrolifera ha raggiunto un accordo per esplorare almeno quattromila kmq di terra in una remota regione del Perù in cui vivono gli Indiani isolati Cacataibo. Due organizzazioni locali, l’Istituto del Bene Comune (IBC) e la FENACOCA, stanno già da tempo chiedendo al governo di convertire l’area in una riserva indiana.

I Cacataibo isolati sono stati divisi in due gruppi da una superstrada che collega le parti remote dell’Amazzonia a Lima, capitale del Perù. La strada è stata costruita negli Anni Quaranta e si pensa che da allora i due gruppi non siano più stati in grado di ricongiungersi.

La Petrolifera è in possesso di una licenza per operare anche in un'altra porzione di terra limitrofa, in cui vivono altri Cacataibo incontattati. Nell’area sono stati effettuati test sismici con l’uso della dinamite e l’IBC e la FENACOCA si sono rivolti alla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani per farli sospendere. Nonostante ciò, il presidente della Petrolifera, Richard Gusella, ha descritto la sua compagnia come un “modello da imitare” per tutte le compagnie che interagiscono con le comunità locali.

Secondo un portavoce dell’IBC, durante i test sismici gli operai della Petrolifera hanno avvistato numerosi Indiani isolati.

“A dispetto dell’enorme enfasi posta l’anno scorso dai media di tutto il mondo sull’avvistamento sulle tribù isolate” ha dichiarato oggi Stephen Corry, direttore generale di Survival International, “il Perù continua a chiudere un occhio sui diritti, le vite e la sopravvivenza dei suoi cittadini più vulnerabili".

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AlexSvoboda
Inviato il: Venerdì, 04-Feb-2011, 20:29
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