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>Ipad? No, Grazie!
 
AlexSvoboda
Inviato il: Giovedì, 27-Mag-2010, 11:08
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Ipad? No, grazie!


L'Ipad, così come l'Iphone e tutte le bellezze elettroniche di cui il nostro consumismo si gingilla senza distinzioni di idee o etnie, si fa in Cina. Nella 'Comunista' Cina.

Un salto nel vuoto, lo schianto sul selciato, e poi il buio. È questa la tragica fine toccata negli ultimi mesi a ben nove dipendenti di Foxconn, la gigantesca azienda cinese (ma a capitale taiwanese) che produce componentistica per l'industria elettronica globale: non c'è televisore Sony, telecamera Samsung, computer Dell, telefonino Nokia, iPod (e ora anche iPad) targati Apple, che al suo interno non contenga almeno un pezzettino sfornato dalla città-fabbrica situata a Longhua, una cittadina satellite di Shenzhen.



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Peccato che la fabbrica, la Foxconn, abbia un padrone che col comunismo ha davvero poco a che fare, peccato che i turni di lavoro siano da schiavitù, peccato che questi lavoratori sono messi a vivere in quartieri dormitori che al confronto le nostre periferie operaie sembrano Parigi.

Peccato che alcuni di questi lavoratori cinesi siano arrivati al SUICIDIO. Al punto da indurre l'azienda a far firmare una dichiarazione ai dipendenti, o ad invocare l'appello dei monaci buddhisti.

A mio modesto parere, i media dovrebbero cominciare una campagna contro lo sfruttamento inensivo dei lavoratori in Cina, esattamente come fu fatta anni fa per i palloni da calcio prodotti da lavoro minorile (in Corea se non ricordo male).
Non solo, mettere in evidenza che se il costo del lavoro in occidente è elevato perché garantisce e tutela i lavoratori, in Cina e dintorni il costo del lavoro è basso proprio perché non c'è nessuna elementare tutela per i lavoratori ed i loro diritti.

Aprire in questo modo al mercato cinese, o in generale ai mercati orientali, è solo un escamotage per aggirare queste tutele, ne più e ne meno.

Non bisogna avere atteggiamento di chiusura nei confronti di questi mercati, sarebbe anacronistico, ma da consumatori dovremmo pretendere il diritto di conoscere in quali condizioni è stato prodotto ciò che consumiamo. Proprio come per gli alimentari.
Rifiutarci categoricamente di acquistare prodotti che non garantiscono queste tutele.


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Benvenuti nel futuro.

E voglio vedere se qualcuno ha ancora il coraggio di parlare di comunismo in Cina...


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