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Inviato da: AlexSvoboda il Giovedì, 21-Giu-2007, 15:21
      Sicurezza sul Lavoro: un vaso di pandora?

Dieci anni che in qualche modo mi trovo ad affrontare problematiche di Sicurezza nella realizzazione di attrezzature, macchine e sistemi o nelle procedure d'integrazione di apparecchiature, e credo ad oggi di aver solo fatto capolino in una immensa valle.

Prego chi legge ed è in qualche modo coinvolto o interessato di intervenire e farlo come meglio crede, perchè qua siamo al PIONERISMO, non esistono docenti o esperti, tanto meno lo sono io, ma solo chi si trova nel giusto atteggiamento di sapere di non sapere. Perchè possiamo fare centinaia di leggi e direttive, effettuare migliaia di controlli ma i lavoratori CONTINUANO A MORIRE. Per cui occorre una buona fetta di umiltà, rimboccarsi le maniche, guardarsi negli occhi e forse così cominciare a capire cosa succede.

Il rischio è qualcosa di subdolo e strisciante, non è assolutamente catalogabile secondo discipline, sfugge. Solo con umiltà e mentalità molto aperta si può pensare d'inseguirlo e forse catturarlo...

Le leggi

La struttura delle leggi su questo tema è più o meno sempre la stessa, ovvero si parte dalle direttive europee CEE, oggi CE, e le si applica alla realtà legislativa e strutturale italiana.

Il Decreto legislativo n.626 del 19 settembre 1994 (pubblicato sul Supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale il 12 novembre 1994) recepisce in Italia otto direttive della CEE finalizzate a promuovere la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro. La 626 è una legge capostipite, potremmo dire una delle 'Bibbie' della sicurezza, in essa si trovano le definizioni delle responsabilità a tutti i livelli, gli obblighi del lavoratori e del datore di lavoro, gli obblighi dei progettisti, le misure di tutela, informazione e formazione e via dicendo andando a 'invadere' un campo vastissimo.

Uno dei criteri più importanti introdotti dalla 626 ed anche dalle altre nuove leggi sulla sicurezza è quello della valutazione del rischio. Concetto importantissimo e basilare per questo nuovo approccio alla sicurezza. Dalla valutazione dei rischi, effettuata secondo la Normativa, praticamente tutti i 'nodi' vengono al pettine. Se ben condotta si può affermare ragionevolmente che tutti i rischi correlati ad un ambiente di lavoro possono essere individuati e prevenuti. Il sistema funziona, l'ho constatato per esperienza... MA di solito il risultato di una valutazione dei rischi comporta spese aggiuntive, investire per la sicurezza, ed è questo che TROPPO SPESSO si cerca di scansare... Considerando che è la stessa azienda che si occupa di eseguire la Valutazione dei Rischi, allora addetti senza troppi scrupoli 'omettono' o 'aggirano' certe valutazioni, di solito aumentando a dismisura la 'carta' ed i numeri, anche con un po' di 'burocratese' al punto di far apparire una lacunosa valutazione come una completa analisi. Ripeto, una Valutazione dei Rischi FATTA BENE non lascia scampo, il rischio viene a galla come una pallina e ben identificato. Purtroppo le metodologie di Valutazione dei rischi spesso non sono ben note e diffuse ed un effettivo controllo su questi aspetti risulta alquanto raro, se non addirittura dopo che sia avvenuta qualche tragedia, da parte delle autorità. Anche qua la scarsa diffusione conoscitiva di certe metodologie risultano un ostacolo allo sviluppo di una Cultura della Sicurezza di dominio comune. la legislazione europea ed italiana, la normativa, il criterio della valutazione del rischio... Tutte belle cose da banco in prima fila, e già m'immagino tutti i sedicenti o patentati 'esperti' che in varie situazioni dicono la loro, conoscendo a menadito centinaia di Norme e metodologie.... MA I LAVORATORI CONTINUANO A MORIRE: Cosa diavolo succede?

Se la vittima è un immigrato, non arriva neanche in ospedale e se anche ci arriva non risulta che stesse lavorando.IN TUTTO il mondo, ogni anno ne muoiono più che in guerra. E in Italia più dei marines a Bagdad. Da tre a quattro al giorno. Se ne vanno in silenzio, nell'indifferenza. Se poi sono rumeni o moldavi o magrebini, a volte non fanno neanche statistica. Li raccolgono come sacchi e li buttano. Da Milano a Palermo i caduti sul lavoro dal 2001 sono stati più di 7 mila, gli incidenti quasi 5 milioni.È quando comincia la settimana che il rischio è estremo, il lunedì. Verso le dieci del mattino nei campi, poco prima dell'ora di pranzo nei cantieri edili.È una strage che non finisce mai. Al Sud, a Roma, in Veneto e in Lombardia e in Emilia Romagna, regioni che hanno il primato delle tragedie conosciute e legalmente riconosciute. Poi ci sono le altre, le tragedie fantasma. Gli immigrati che spariscono all'improvviso, che volano giù da un'impalcatura e vengono abbandonati in una discarica oppure li lasciano lì, in agonia sotto le macerie. È accaduto nemmeno due mesi fa davanti al mare di Licata, in provincia di Agrigento.Sono in spaventoso aumento, secondo sindacati e organizzazioni onlus. E soprattutto per l'Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro. Sono in calo, secondo l'Inail. Nei primi tre mesi del 2006 l'istituto per le assicurazioni contro gli infortuni ha certificato che gli incidenti sono stati settemila in più rispetto all'anno scorso. A fine marzo erano già 222 mila. Ma a ottobre sarebbero scesi del 9 per cento. I dati dell'Inail parlano di "un risparmio di vite" nel quinquennio precedente, i suoi rapporti più recenti sostengono che ogni annata va sempre meglio di quella prima e che dal 2000 c'è "una tendenza complessiva al ribasso". Dati e valutazioni contestatissimi. È la "guerra dei numeri" su quei morti.Tanti sono ragazzini. Bambini anche. Soltanto nel 2005, in Italia, sono stati 8.530 quelli che non avevano ancora 17 anni e sono rimasti vittime di una "disgrazia" sul lavoro. Dalla perdita della falange di un dito della mano sinistra all'infermità totale. La falange di un dito vale 3 mila euro l'anno di "rendita", 250 al mese. Nel linguaggio burocratico dell'Inail l'indennizzo ha proprio quel brutto nome: rendita.

I numeri raccontano tanto ma non raccontano tutto. "E noi quelli dell'Inail li critichiamo sempre perché ci lasciano stupiti, sono fluttuanti, disomogenei", accusa Sandro Giovannelli, il direttore dell'Anmil, l'Associazione mutilati e invalidi sul lavoro. Spiega: "Non ci importa di segnalare se c'è una vittima in più o in meno, sono comunque sempre tante, troppe. E non giustificano mai i toni così ottimistici dell'Inail". I dati che diffonde l'Inail non possono essere considerati "consolidati" se non passa almeno qualche mese, è questa una delle ragioni della distanza fra i suoi numeri e quelli di tutti gli altri. Una divergenza che accende furiose polemiche, anno dopo anno e report dopo report. Sotto accusa il sistema di lavoro nei cantieri di tutta Italia, impostato sulla deregolamentazione, su un effetto domino di appalti e subappalti tra una ditta e l'altra nel quale spariscono le responsabilità e ogni garanzia di sicurezza, sulla precarizzazione dei lavoratori, spesso impiegati in nero e senz'alcuna tutela. "Attendiamo il responso delle indagini per capire meglio la dinamica di questa ennesima grave tragedia sul lavoro nei cantieri, ma è difficile – sottolinea il segretario Generale della Fillea, Franco Martini - non attribuire anche in questo caso pesanti responsabilità alla prassi del ricorso incontrollato al subappalto, che è diventata la principale forma di attività imprenditoriale nel settore. "A Genova – continua Martini - si lavorava in un giorno, il sabato, dove solo per motivi straordinari dovrebbe essere prestata l’attività lavorativa e comunque informandone i sindacati e concordando con loro le modalità. Questa è sempre più la conseguenza di una deregolamentazione spregiudicatamente perseguita nel settore degli appalti alla quale si aggiungono gli effetti di quella libertà ad organizzare unilateralmente il cantiere, tanto rivendicata dagli imprenditori, che porta alla negazione dei più elementari diritti dei lavoratori, a partire da quelli alla sicurezza". "La stessa qualità del progetto – conclude Martini - viene meno in una mercato dove il sistema dell’impresa risulta sempre più destrutturato, ma tornato ad essere con l’appalto integrato destinatario della stessa fase di progettazione, con l’inevitabile caduta di garanzie per le stazioni appaltanti sia sulla qualità del processo lavorativo che del prodotto finale.”

Edilizia e lavoro nero

Immigrati e impiegati in nero: una combinazione caratteristica del settore edilizio nel nostro paese. Quasi una simbiosi, dal momento che se sei immigrato è più difficile trovare un lavoro in regola, e che per chi cerca manodopera a basso costo e con basse pretese è più facile trovarla tra gli stranieri. Secondo quanto rilevato dalla Fillea nel più recente rapporto sul settore, i lavoratori immigrati in edilizia spesso svolgono i lavori più disagiati e più gravosi, meno pagati e meno tutelati. E il primo sintomo di questa situazione è proprio l'alta incidenza degli infortuni sul lavoro. Dai dati delle denunce di infortuni Inail si evince infatti che 1 su 10 riguarda un lavoratore immigrato. L'incidenza più alta, con il 12,2%, è al Nord, dove il tasso di occupazione è più intenso. Diminuisce nelle altre aree territoriali: al Centro (5,8%), al Sud (5,5%) e nelle Isole (3,3%). Nell'edilizia nel 2002 gli infortuni sono stati 87.595 e le ore di infortunio denunciate oltre 237 mila (nel 2001 erano 97.970 gli infortuni sul lavoro). Nel 2003 più del 10% delle vittime sono proprio edili provenienti da paesi extracomunitari.

Italia regno del sommerso In quanto a economia sommersa e a lavoro in nero, l'Italia è al primo posto tra i paesi industrializzati. Secondo l'Istat l'economia sommersa in Italia è pari al 17% del Pil. E oltre quindici lavoratori su 100, sottolinea l'istituto di statistica, sono irregolari. La patria del lavoro nero e' la Calabria, dove circa un terzo del totale (29,2 per cento) è non regolare. Per quanto riguarda invece le regioni del Nord, il primato spetta alla Valle D'Aosta, dove si registra un tasso di irregolarità pari al 15,9 per cento, superiore alla media nazionale (15,1). Dal 1995 al 2000 l'incidenza del lavoro nero in Italia è cresciuto dell'8,9 per cento, precisa l'Istat che mostra punte di incremento del 37,7 per cento in Basilicata, mentre 'contrazioni' si sono registrate solo in Lombardia ed in Emilia Romagna. L'incremento, in media nazionale, riguarda soprattutto il settore dei servizi (+13,7%) mentre è in calo l'impiego del il lavoro nero nell'agricoltura dove nel quinquennio in esame si evidenzia una contrazione del 4,4%.

Per l'Eurispes, invece, l'economia sommersa del nostro Paese vale il 30 per cento del pil. Un fenomeno - spiega l'Eurispes - divenuto fisiologico, che ci porta, insieme alla Grecia, al vertice di questa 'speciale' classifica tra i principali paesi industrializzati. Nel biennio 2002-2003 il peso del sommerso sul pil ufficiale italiano oscillera' intorno al 29-30 per cento, per un valore stimato in 306 miliardi di euro per il 2002 e 316 miliardi (in pratica circa 600.000 miliardi di vecchie lire) per il 2003. L'evasione fiscale connessa al sommerso nel 2002 vale 128 miliardi, che saliranno a 129 nel 2003, in pratica ad un valore vicino a 250.000 miliardi di vecchie lire. Per quanto riguarda invece il mercato del lavoro nero, strettamente connesso all'economia ''non osservata'', le cifre sono ancora piu' preoccupanti. L'occupazione non ufficiale, infatti, oscillerebbe fra il 30 e il 48 per cento del totale della forza lavoro: si tratta quindi di un numero che va tra i 6 milioni 600 mila e gli 11 milioni 400mila occupati. E il confronto con il resto d'Europa, sia per quanto riguarda il sommerso che il lavoro nero, non giova al nostro paese. Se e' vero che nel giro degli ultimi trent'anni il fenomeno del sommerso di fatto e' raddoppiato, passando da una media inferiore al 10 per cento nella maggior parte dei paesi industrializzati a una soglia superiore al 20 per cento del pil in molti paesi europei, va sottolineato che nel 2000 l'Italia occupava la seconda posizione tra i paesi Ocse (con il 28,5 per cento), preceduta soltanto dalla Grecia (28,8). Stesso discorso vale per il lavoro nero: basti pensare che in Francia oscilla tra il 6 e il 12 pe cento della forza lavoro, in Germania e' al 22, in Spagna tra il 12 e il 32. Il fenomeno dell'economia sommersa, conclude il rapporto, coinvolgerebbe in Italia almeno 5,5 milioni di persone, distribuite tra i settori piu' diversi. Dopo le considerazioni di carattere puramente tecnico, da cui già si evince che la limitata diffusione e diffusibilità dei 'testi sacri' sulla Sicurezza non favorisce per nulla la formazione di una Cultura della Sicurezza, vediamo negli aspetti sociali del problema come la questione si allarga drammaticamente a macchia d'olio, coprendo aspetti di regolamentazione del lavoro, del fisco, dell'immigrazione e così via, fino ad arrivare al 'dolo', nel costruire in economia a scapito della qualità e quindi della sicurezza.

Cosa occorre?

Una nuova ennesima legislazione?

Una commissione parlamentare d'inchiesta?

...

Un cambio di mentalità?



Fonti:
http://www.ambiente.it/
http://www.associazionealsole.it/
http://www.rassegna.it/


Inviato da: Il Falco il Giovedì, 21-Giu-2007, 16:53
Occorre che i sindacati e chiunque altro che ha il dovere di rappresentare i diritti dei lavoratori lo faccia veramente.

Ormai i sindacati si occupano solo del lato economico dei suo doveri. Si preoccupano soltanto di rinnovare il contratto dei lavoratori statali, mentre i muratori cadono dalle impalcature, gli operai vengono schiacciati dalle piastre....

Quindi si, quello che serve è una nuova mentalità, che dia centralità a questo problema, perché qui non ci sono vite da sprecare.

Inviato da: Lumachina il Venerdì, 22-Giu-2007, 08:32
QUOTE
Ormai i sindacati si occupano solo del


Che mi fai il Montezemolo della situazione??? dry.gif

Vabbè che in questo clima da tutti contro tutti non si salva nessuno ma diamo a Cesare quel che di Cesare biggrin.gif

Inviato da: Il Falco il Venerdì, 22-Giu-2007, 09:50
Appunto: ai sindacati ciò che è dei sindacati, cioè i sindacati devono lottare con tutte le forze per ridurre le morti sul lavoro, perché questo è il loro mestiere.

Comunque la soluzione non puo' essere riconducibile ai sindacati.

Inviato da: Lumachina il Venerdì, 22-Giu-2007, 10:12
Il Decreto legislativo n.626 del 19 settembre 1994 (pubblicato sul Supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale il 12 novembre 1994) recepisce in Italia otto direttive della CEE finalizzate a promuovere la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro. La 626 è una legge capostipite, potremmo dire una delle 'Bibbie' della sicurezza, in essa si trovano le definizioni delle responsabilità a tutti i livelli, gli obblighi del lavoratori e del datore di lavoro, gli obblighi dei progettisti, le misure di tutela, informazione e formazione e via dicendo andando a 'invadere' un campo vastissimo.

wink.gif


Inviato da: AlexSvoboda il Venerdì, 22-Giu-2007, 11:04
Ne so qualcosa, ho fatto sia il corso sui 'Preposti', quindi proprio quello che dici tu, sia quello sulla Direttiva Macchine che entra nel merito della pratica di progettazione (che è più 'dentro' il mio lavoro wink.gif )

Inviato da: Lumachina il Venerdì, 22-Giu-2007, 11:34
QUOTE (Il Falco @ Venerdì, 22-Giu-2007, 09:50)
Appunto: ai sindacati ciò che è dei sindacati, cioè i sindacati devono lottare con tutte le forze per ridurre le morti sul lavoro, perché questo è il loro mestiere.

Comunque la soluzione non puo' essere riconducibile ai sindacati.

Tanto per chiarirci, lavoro nel sindacato e sono rappresentante R.L.S. biggrin.gif

Inviato da: AlexSvoboda il Venerdì, 22-Giu-2007, 11:40
Credo comunque che il Sindacato abbia soprattutto il compito di controllare che i lavoratori siano non solo tutelati dal punto di vista 'tecnologico' della sicurezza, quanto dal punto di vista contrattuale, assistenziale, e delle condizioni effettive di lavoro.
Essere più incisivo nel denunciare le situazioni sommerse dei cantieri, il dilagare del lavoro nero e clandestino. In questo caso non può certo fermarsi alla tutela dei suoi soli iscritti... Del resto se non lo fanno loro chi lo fa? Non penso che le indagini della Guardia di Finanza o dei vari ispettorati siano sufficienti, non credo proprio.

Inviato da: Il Falco il Venerdì, 22-Giu-2007, 12:32
Allora Lumachina ne saprai sicuramente più di me, infatti ho detto che il problema non puo' essere risolto dai sindacati, che giustamente devono difendere anche i diritti economici dei lavoratori.

Però quante volte abbiamo sentito accuse al vento dei segretari nazionali o regionali dei sindacati sulle morti bianche?

Inviato da: AlexSvoboda il Lunedì, 17-Dic-2007, 11:26
Ecco, dico che la Sicurezza del lavoro è una questione di mentalità, voglio dire proprio questo:

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La discussa campagna pubblicitaria che vede il portierone della nazionale testimonial Fiat - Nella campagna pubblicitaria ideata dall'agenzia Leo Burnett Torino, Gigi Buffon si arrampica su impervie impalcature privo di ogni minimo dispositivo anticaduta tra impalcati di un ponteggio fuori norma.

Cara Fiat, caro Gigi Buffon, il “pericolo non e' il nostro mestiere”. Sono un edile e voglio richiamare l’attenzione dei media, dei politici, dei sindacati e della società civile su una pubblicità che ho visto oggi domenica per la prima volta su un importante quotidiano italiano, è la pubblicità del nuovo Fiorino Fiat, pubblicità che per i suoi contenuti mi limito a definire “diseducativa”.

Così comincia l'accorato appello di Claudio Gandolfi, operaio edile, contro lo spot in cui si vede il portiere Gigi Buffon sporgersi dall’impalcatura di un edificio, senza parapetti né imbracature con solo un elmetto giallo in testa.

http://motori.excite.it/news/6441/Buffon__spot_Fiat_girato_su_impalcature_a_rischio

E’ morto Rocco Marzo, il quinto assassinato sul lavoro a Torino, dopo due interventi chirurgici.
A Torino, oltre alla ThyssenKrupp, c’è la Fiat, il cui presidente è anche presidente di Confindustria. Dopo la pubblicità progresso e quella ingannevole la Fiat ha inventato la pubblicità deplorevole. In uno spot, Buffon, simbolo della squadra di famiglia, si lancia come Tarzan tra parapetti inesistenti e senza nessuna protezione. La realtà in molti cantieri è quella illustrata dal portierone, ma incoraggiarla è eccessivo, certo padronale, forse criminale.

http://www.beppegrillo.it/

Inviato da: AlexSvoboda il Sabato, 12-Gen-2008, 19:11

Zitto e muori!
Primo Piano RaiTre - 11 gennaio 2008 ore 23.25

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Sospeso tre giorni dal lavoro, senza retribuzione, per aver segnalato una serie di situazioni di pericolo nel reparto. E'successo alla Fonderia Officine Pilenga di Comun Nuovo, in provincia di Bergamo.
Un lavoratore diligente e con elevata professionalità, dicono di lui i compagni di lavoro.
L'operaio sospeso ha segnalato mancanza di carter, sistemi di purificazione dei vapori non funzionanti, olio e acqua chimica sul pavimento. Segnalazioni inascoltate. Allora, l'operaio ha messo nero su bianco, scrivendo tutto sui fogli di produzione giornalieri che devono essere compilati ad ogni turno. Tanta e fastidiosa insistenza che all'operaio hanno fatto guadagnare tre giorni di sospensione senza paga.

http://www.tg3.rai.it/SITOTG/HPTG3/

Inviato da: AlexSvoboda il Venerdì, 18-Gen-2008, 11:36

Petizione "La Repubblica" riguardo la Sicurezza sul lavoro. http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/morti_bianche/index.html?ref=hppro.

Inviato da: AlexSvoboda il Sabato, 02-Feb-2008, 22:38
UNA MEDAGLIA AL VALORE CIVILE PER DENIS

"Caro Presidente,
Le chiediamo di valutare la posibilità di concedere la medaglia al valor civile a Denis Zanon il lavoratore di Marghera morto mentre tentava di salvare il collega Paolo Ferrara”.


http://www.articolo21.info/appelli_form.php?id=108

Inviato da: AlexSvoboda il Giovedì, 21-Feb-2008, 09:00

Lavoro Killer
Inchiesta di Fabrizio Gatti


Ritmi infernali. Subappalti selvaggi. Incidenti nascosti. Norme di sicurezza ignorata. Così al Nord-est le imprese mettono a rischio la vita degli operai. Dalle multinazionali all'industria di Stato.

Quando le fabbriche si sfidano, bisogna obbedire e vincere. Gli operai muoiono anche così. Vittime collaterali di gare decise da manager con l'ansia di prestazione.
Solo che gli autisti di camion che corrono troppo vengono fermati dalla polizia. Non i manager di una multinazionale. Così va l'Italia della produzione senza limiti. Così va Marghera, fucina simbolo del Nord-est, tre morti e un operaio sfigurato dall'acido solforico in sette giorni, contributo locale al bollettino nazionale di 123 vittime del lavoro, 123 mila 494 feriti e 3.087 invalidi da inizio 2008. Quello che pesa non sono solo i numeri dell'ecatombe, ma il modello di eccellenza, così lo chiamano, che tutti devono seguire. Tutti: dagli scaricatori del porto ai carpentieri di Fincantieri, l'ultimo colosso di Stato dove lunedì 11 febbraio un elettricista è rimasto folgorato e quasi tutte le imprese di appalto fanno assunzioni fuorilegge.

Quel giovedì i passi di Mauro Calzavara, 46 anni, di San Donà di Piave, operaio del reparto collaudo, e la folle galoppata di Alcoa si incrociano. Dieci anni fa, raccontano i suoi colleghi chiedendo l'anonimato, le bobine di alluminio passavano per sicurezza all'esterno. Oggi, per guadagnare qualche minuto, i rotoli a 200 gradi vengono fatti raffreddare nei capannoni, in spazi ristretti: "Con tempi da Formula uno". In dieci anni la produzione non è cambiata: 80 mila tonnellate di alluminio all'anno. Ma è quasi raddoppiata la produttività degli operai: perché da 980 dipendenti l'Alcoa di Marghera è scesa a 530. Il bando per partecipare alla gara tra laminatoi forniva anche la formula per misurare la loro affidabilità: 'tempo di orologio' meno 'tutti i tempi di inattività' diviso 'tempo di orologio' meno 'tempo di inattività programmato' meno 'tempo di inattività per mancanza di ordini'.

Quel giovedì, appena tre giorni dopo la fine della gara, Mauro Calzavara, operaio e sindacalista della Uil, cade travolto da una bobina di alluminio rovente e viene schiacciato dal carrello che la sta trasportando. Nello stabilimento di Marghera è il secondo dipendente ucciso in un anno e mezzo. Quasi allo stesso modo. Ma per l'inchiesta non c'è nessuna relazione tra la morte del sindacalista e la corsa tra laminatoi organizzata dai dirigenti. Della gara di produzione sparata sul filo delle 11 tonnellate di alluminio all'ora semplicemente non si parla.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Lavoro-Killer/1989308//0



Il ricatto si chiama paga globale
Parla un lavoratore con salario in nero e senza garanzie



Lavorare senza ferie. Senza tredicesima. Senza malattia. Senza liquidazione. Senza scarponi antinfortunio, senza indumenti appropriati, senza pause. Il contratto di Antonio C., 33 anni, saldatore napoletano, e di migliaia di operai italiani e stranieri che negli ultimi anni hanno costruito le navi di Fincantieri si chiama 'paga globale'. Ufficialmente è un contratto che non esiste: è fuorilegge. Un accordo 'a voce': un terzo, il minimo possibile, in busta paga, due terzi in nero. Antonio C. prende 9 euro l'ora netti. I suoi colleghi bengalesi e romeni scendono a 6 o 7.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio//1989310/&print=true


Inviato da: AlexSvoboda il Venerdì, 21-Mar-2008, 14:21

«Morire per due soldi: questo proprio non è possibile»

Tragedia sul set a Sesto San Giovanni, stuntman cade e muore: stava girando una scena della fiction «Vite sospese», che andrà in onda su Raidue.

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Un tragico paradosso: Niccolò Ricci, che lavorava come controfigura, doveva girare la scena di un incidente sul lavoro per un episodio intitolato proprio «Morti bianche». Il copione prevedeva che l'uomo fosse coinvolto dal crollo dell'impalcatura e venisse ricoverato nell'ospedale, ma che poi si salvasse. Un suo collega, lasciatosi cadere nel vuoto insieme a lui, è finito senza conseguenze sul lettino gonfiabile. Ricci è finito sul gonfiabile ma durante la caduta dal quarto piano di una palazzina - da circa 5/6 metri di altezza - ha probabilmente picchiato la testa contro una sporgenza dell'impalcatura. Un impatto che gli ha provocato un fortissimo trauma e una frattura al cranio. Poco prima era stata girata la stessa scena con il volo dei due stuntmen dalla medesima altezza e non era successo nulla. Il regista ha poi chiesto la ripetizione della caduta, questa volta fatale per Ricci.

21/3/2008
http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/03_Marzo/20/stuntman_cade_impalcatura_grave.shtml
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/milano-stuntman/milano-stuntman/milano-stuntman.html

Inviato da: AlexSvoboda il Giovedì, 28-Mag-2009, 09:30

A due giorni dalla tragedia della raffineria dei Moratti la notizia scompare dalle prime pagine.

C'è da chiedersi a questo punto cos'è e chi è ad uccidere quotidianamente i lavoratori in Italia...

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