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> Le Navi Dei Veleni, Quando la merda torna a galla
 
AlexSvoboda
Inviato il: Domenica, 27-Set-2009, 19:15
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Quando la merda torna a galla

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E' lunga la storia delle navi dei veleni. A scoprirla la prima volta fu una giornalista del TG3, Ilaria Alpi, che raccogliendo interviste e testimonianze in Somalia pagò con la vita il prezzo di quell'inchiesta presto affossata. Ma la merda, si sa, torna sempre a galla.
L'ultima nave dei veleni è quella scoperta nel Tirreno Cosentino, grazie alle rivelazioni di un pentito. Sono anni che se ne parla: naufragi dolosi, al largo delle nostre coste e, più spesso, di fronte a quelle dei paesi del terzo mondo.


«Attendiamo i risultati delle analisi che verranno effettuate sui sedimenti superficiali prelevati nei pressi del relitto». Bruno Giordano, Procuratore di Paola (CS), è prudente riguardo la nave scoperta al largo di Cetraro e che si sospetta sia la Cunsky, l'imbarcazione con scorie tossiche inabissatasi misteriosamente anni addietro.

«Sono dieci le domande che il Wwf da oltre dieci anni pone alle autorità, alle quali fino a oggi non è mai stata data mai risposta», scrive il Wwf Italia in un comunicato. Risale infatti al 1997 il primo intervento pubblico del Wwf che richiamava una pericolosa «connection» tra il traffico illecito di rifiuti e la Liguria, in particolare il porto di La Spezia. Da allora il Wwf ha richiamato più volte le Commissioni parlamentari d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, a quelle sulla criminalità organizzata, a quelle sui servizi di informazione e sicurezza fino alle Commissioni che indagavano sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Tra le altre cose, il Wwf chiedeva al ministro dell'Interno di verificare quale fosse su scala internazionale e nazionale il ruolo della criminalità organizzata nella gestione del traffico illecito via mare di rifiuti radioattivi e di come questo si intrecci al traffico d’armi.

Catanzaro - (Adnkronos/Ign) - Dopo il ritrovamento del presunto Cunsky al largo di Cetraro si allarga l'inchiesta. Silvio Greco, assessore all'Ambiente della Calabria: ''Il cimitero di questi mercantili potrebbe andare dall'Adriatico al Tirreno, dal Canale di Sicilia all'Egeo''.

Intanto, dopo il ritrovamento del presunto relitto del Cunsky in Calabria, riprende quota in Basilicata la segnalazione di un possibile affondamento di una nave utilizzata per il traffico di rifiuti radioattivi. Nel 2005 il collaboratore di giustizia, che per primo ne ha parlato, ha dichiarato anche che al largo di Maratea (Potenza) nel 1992 fu fatta affondare la nave 'Yvonne' che trasportava 150 fusti di fanghi radioattivi. La conferma alle dichiarazioni del pentito giunta da Cetraro ora viene attentamente valutata anche in Basilicata. Si sono già svolte delle ricerche e, a quanto apprende l'Adnkronos, ci sono delle tracce.

Nel 2007 il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata commissionò uno studio all'Istituto per l'ambiente marino costiero del Cnr per ricavarne una cartografia marina e costiera. Si trattava di realizzare la 'Cartografia morfobatimetrica al largo della costa lucana' ma nello stesso tempo le attività avrebbero consentito di acquisire informazioni su ciò che poteva essere presente in quel tratto e in quello immediatamente confinante. Nel corso di quattro campagne oceanografiche furono utlizzate le navi 'Urania' e 'Thetis' e la research vessel 'Napoli'.

I rilievi effettuati si spinsero fino a una profondità di 600 metri. Le ricerche si sono concluse con la stesura della cartografia, così come richiesto, ma hanno anche evidenziato la presenza di 7 'target'. In pratica le carte mostravano la presenza di 7 'macchie', la cui natura però non poteva essere determinata. Si trovano alla profondità di 81 metri, 113 m, 512 m, 448 m, 526 m, 484 m, 62 m.

Potrebbe trattarsi di rocce ma una di queste 'macchie' è ritenuta particolarmente significativa perché simile a quella della nave affondata che è stata rilevata a suo tempo a Cetraro. La nave ritrovata in Calabria, infatti, era stata evidenziata con tanto di coordinate da una ricerca oceanografica e poi confermata dal robot marino il 12 settembre sulla base di quelle coordinate.

Luciana Alpi, la madre di Ilaria, la giornalista del Tg3 uccisa in Somalia il 20 marzo del 1994, ha pochi dubbi sul racconto del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, un personaggio dalle apparenze istruite ed educate, laureato, che sul numero odierno de il manifesto ha parlato del traffico internazionale di rifiuti e armi. Una rotta dei veleni gestita, secondo il suo racconto, anche dalla ‘ndrangheta e diretta verso il porto di Bosaso.

“Mi pare piuttosto interessante quanto ha detto il collaboratore – ha spiegato oggi in un’intervista che sarà pubblicata su il manifesto di giovedì 17 settembre – e devo dire che i riscontri ci sono”. Luciana Alpi ha ricordato la deposizione del sultano di Bosaso davanti alla commissione d’inchiesta nel 2005: “Il sultano ha raccontato che Ilaria Alpi era al corrente sia del traffico d’armi che del traffico di rifiuti e che da lui voleva solo una conferma”.
“E’ ora che facciano veramente le indagini – ha aggiunto la madre di Ilaria Alpi - noi non ne possiamo più, questo stato ci ha trattato malissimo”. I legali della famiglia stanno predisponendo un nuovo memoriale che consegneranno alla Procura di Roma. (Andrea Palladino, Il Manifesto)

«Visto che avevo ragione? Le navi ci sono. E, le assicuro, c’è anche il coinvolgimento di servizi e politici. Questa storia è marcia…».
Francesco Fonti, 64 anni, boss n’dranghetista, collaboratore di giustizia per sei anni, per tanti anni residente a Reggio Emilia dove gestiva un traffico di stupefacenti, ha scontato 31 anni di carcere e oggi vive in un’altra regione del Nord. E’ lui la gola profonda della vicenda delle «navi dei veleni»...


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