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> Biologico, Locale, Genuino: I Farmers Markets
 
AlexSvoboda
Inviato il: Sabato, 05-Gen-2008, 13:44
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Lo sciopero dei Tir e la neve hanno amplificato il fenomeno costantemente in ascesa del caro prezzi dei prodotti agroalimentari, la ricetta che la Coldiretti Puglia propone per rispondere alle esigenze dei cittadini-consumatori di acquistare prodotti di qualità al giusto prezzo è il mercato degli agricoltori.

I Farmers Markets
I contadini senza intermediari

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Il furgone bianco fila con la fretta di un´ambulanza tra oliveti e grano, poi tra svincoli e capannoni, poi nel traffico sclerotico del centro di Taranto, fino al numero 121 di corso Umberto, e il piccolo gruppo in attesa esulta «Finalmente!», è arrivata, come ogni giorno, fresca, freschissima, cioè ancora calda, anzi quasi bollente: la ricotta. In un paio d´ore la signora Rosa la smercia tutta, e così pure le mozzarelle e le burrate. Va così da due anni, ma solo ora Paolo Giannico, l´allevatore di Laterza, comincia a crederci. «Io la crisi dell´agricoltura non la sento più. Ho aumentato la produzione, ho messo a libro paga altre cinque persone, ora siamo otto, ho comprato altre vacche. E alla sera, ogni sera, torno a casa con questi», cava di tasca un rotolo di banconote da cento, «non più con le promesse dei grossisti». Ci sono anche i contadini ottimisti.

Nel Farmers Market di Taranto, primo esperimento in Italia, più o meno tutti e quindici. Rosanna dell´azienda Melabacio di Martinafranca insacchetta ciliegie a palate, «quand´è stagione vendo quattromila quintali di mele tutte qui, al banco, a due chili alla volta». Angelo Martella della Masseria Tostini: «Non vendo più una goccia di latte a quella grande industria del Nord, ha capito quale vero? Vent´anni fa me la pagavano 850 lire al litro, l´ultima volta mi hanno proposto 36 centesimi di euro, e allora ho detto basta. Ora sono un produttore libero e la gente mi dice bravo, è buono il suo formaggio, nessun grossista me l´ha mai detto».

Persino i titolari dell´allevamento suinicolo “brado” Corte dei Fragni riescono a smerciare tutto qui il loro sontuoso capocollo di Martinafranca che pure costa il doppio della coppa standard. Sono gli obiettori del mercato, sono i renitenti alla “filiera lunga”, sono gli ammutinati ai passaggi di mano che fanno lievitare i prezzi in misura ormai scandalosa. Sono i nuovi contadini medievali: come mille anni fa, ogni mattina escono dal podere e vanno in città a vendere direttamente al mercato, guardando negli occhi chi mangerà la loro roba.

Vendere direttamente in azienda si poteva anche prima. I mercatini dei produttori invece sono una novità autorizzata per legge solo nel 2001, importando un´idea sbocciata trent´anni fa in California. A Taranto ne approfittarono subito: due vetrine in centrissimo, una piccola insegna fuori: «Mercato dei contadini», qualità sorvegliata da un decalogo rigido: si vendono solo merci prodotte direttamente, non più vecchie di due giorni, prezzo fisso ed esposto. Gran malumore di grossisti e commercianti, va da sé. «Quante multe per divieto di sosta i primi giorni», ride Giannico.

«Adesso invece c´è una petizione di cittadini che chiede di aprirne un altro in un quartiere più popolare», dice Giuseppe Scaglione, presidente della Coldiretti tarantina. Una sfida ai commercianti? «Un segnale. Che siamo andati troppo in là con lo sfruttamento dei produttori». Non è un´utopia, tagliar fuori i mediatori? «Non siamo Davide contro Golia, ma la vendita diretta, dal 5 per cento di oggi, può tranquillamente arrivare al 25 del mercato». L´esempio è stato contagioso: aprono o stanno per aprire decine di Farmers Market in tutta Italia (ne dovrebbero nascere dieci solo in Toscana entro un anno). Non più occasionali bancarelle settimanali o mensili di prodotti tipici, ma veri e propri negozi collettivi stabili per la spesa quotidiana.

«L´uovo di Colombo». Nella masseria di Giannico, da quando il cancello è chiuso per gli intermediari si respira un´aria euforica. Torniamo indietro di qualche ora: sette del mattino, nel laboratorio mozzarelle annodate ancora tiepide si tuffano a ripetizione in una piscina di latticello; Paolo, sua moglie e i tre fratelli lavorano con silenziosa rapidissima studiata precisione, come in un colpo degli Ocean´s eleven. «Ma chi l´ha detto che non si può generalizzare, il mercato dei contadini? Io ho già due spacci aziendali al mare, e sto per aprirne uno in Germania, a Rosenheim. Assaggi: questa mozzarella appena fatta, fra due ore la vendo a 6,5 euro al chilo, come quella di plastica che trova al supermarket. Assaggi, le dico…».

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AlexSvoboda
Inviato il: Sabato, 05-Gen-2008, 14:06
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Fenomeno in rapida espansione in Puglia, potrebbe prendere piede anche in altre regioni sensibili come Abbruzzo, Veneto, Piemonte e Lazio.

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A Bari, apre 'Masserie Amiche' in via Cardassi 33 ed è subito un boom che mette in crisi il traffico del quartiere gia' pesante e non proprio dimensionato per questi 'fenomeni'.

Prodotti “a km zero”, si dice oggi in gergo ecologista. Meno camion che portano verdura da A a B incrociando quelli che la portano a B ad A. Nel nord Italia, da Spezzano ad Asti alla val di Fiemme a Pisa, si diffondono i distributori automatici di latte fresco: ti fermi all´ingresso dell´azienda, con bottiglia vuota e monetine, e porti a casa un paio di litri appena munti di latte alla spina. Bisogna farci l´abitudine, ma gli italiani cominciano. Sette su dieci sostengono di aver comprato almeno una volta in fattoria, e il volume d´affari aumenta a ritmi del dieci per cento annuo.

A Fasano, Nicolò Tauro ha scoperto a 62 anni che i bagnanti della costa amano tornare a casa la sera con una sportina di scamorze e pecorino genuini, «al sabato qui lei non riesce a entrare», dice dietro il bancone del candido outlet di fianco alla stalla. I figli Antonio e Giovanni hanno lasciato la scuola per diventare casari in casa propria, milleduecento quintali di latte finiscono tutti così, venduti al dettaglio a signore in pareo: e anche Nicola s´è sganciato dal mercato dei mediatori strangolatori, che non ci avrebbe mai sperato.

Si può fare di più, volendo, per portare i compratori in azienda. Con un po´ di tecnologia creativa. L´efficiente “atlante georeferenziato dei prodotti di qualità” per rintracciare sul posto i produttori-venditori è già consultabile in Internet al sito di Qualigeo, ma il colpo grosso sarà quando (forse molto presto) quelle stesse indicazioni appariranno sui piccoli monitor dei navigatori satellitari da automobile. E allora sì che vendere al consumatore sarà una specie di onesta caccia di passo, “Vedi se qui attorno vendono dell´olio buono”, un paio di clic ed è fatta. Internet aiuta, ma solo in seconda battuta: «Il cliente vuole assaggiare il prodotto che compra - dice Francesco del frantoio Statte - Prima viene il contatto diretto, poi il cliente a distanza».

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Il simbolo dell'analogo fenomeno nato in USA


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AlexSvoboda
Inviato il: Sabato, 05-Gen-2008, 14:23
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Vendita diretta: De Castro, nascono anche in Italia i mercati degli agricoltori

Data: 06/12/07


Entro il 2008 saranno circa 100 i mercatini degli agricoltori che nasceranno nelle città italiane, per arrivare, nel 2010, a 400-500 mercati attivi, per un totale di 6000-8000 imprese agricole coinvolte.

Le novità in arrivo nell’importante settore della vendita diretta sono state illustrate oggi dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro, che ha presentato i punti salienti del decreto a pochi giorni dall’entrata in vigore. Con questa normativa, ha spiegato il Ministro, ''si fissano finalmente le linee guida per tutto il territorio nazionale, si identificano le modalità di vendita dei prodotti, le priorità e le attività e si forniscono indicazioni chiare ed uniformi alle amministrazioni comunali, chiamate a rilasciare le autorizzazioni''.

Il decreto ha un duplice obiettivo: accorciare la filiera agroalimentare ed offrire una rilevante integrazione di reddito alle imprese agricole.

''Si tratta di un'opportunità in piu' sia per gli agricoltori sia per i cittadini” ha detto De Castro, secondo il quale ''accorciando la filiera si avranno vantaggi pratici per il consumatore che potrà avere, oltre alla convenienza, la garanzia di prodotti di assoluta freschezza''.

Le vendite dirette rappresentano inoltre una risposta importante per molte aree marginali - dove l’agricoltura soffre la concorrenza, ma è spesso l’unica attività presente sul territorio - oltre che un formidabile veicolo per portare la cultura rurale nelle città, costruendo un nuovo rapporto che leghi il settore agricolo alla società moderna.

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AlexSvoboda
Inviato il: Martedì, 19-Feb-2008, 18:37
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Evitare i prodotti "nascosti" dal cellophane e dagli imballaggi,
la frutta fuori stagione e quella che arriva da lontano.

Ecco la spesa chilometri zero: "Voglio solo l'insalata di casa mia"

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Un buon contributo alla salvaguardia del clima, oltre che alla salvaguardia della propria salute, può venire da una spesa non distratta. Invece di imbottire il carrello di cibi sepolti da montagne di cellophane - che servono anche a nascondere le tracce della fatica accumulata nei lunghi viaggi percorsi da ciò che finirà nel nostro stomaco - si possono comprare alimenti freschi che hanno fatto poca strada per arrivare in tavola.

E' la "spesa a chilometri zero". Mangiare a "chilometri zero" - ricorda la Coldiretti, uno degli sponsor dell'iniziativa - significa anche risparmiare e combattere l'inflazione perché i prezzi sono fino a dieci volte più alti se gli alimenti acquistati hanno percorso lunghe distanze: per trasportare a Roma un chilo di pesche dall'Argentina (12 mila chilometri in aereo) si consumano 5,4 chilogrammi di petrolio. Mentre, consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può risparmiare fino a una tonnellata di anidride carbonica l'anno.

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Il boom della spesa di gruppo

Altro che 1997: Fuga da New York. Un decennio dopo la data simbolo scelta da John Carpenter per ambientare il suo angosciante film di fantascienza, la metropoli statunitense è un luogo molto diverso da quello immaginato dal regista americano. Miele, polli, frutta, verdura e anche ottimi pesci di acqua dolce. Nella Grande Mela cresce e viene allevato di tutto, come ha dimostrato un recente articolo del settimanale New Yorker.

Punto di partenza dell'inchiesta era capire se anche a New York è possibile aderire ai principi del "localismo", il movimento che con argomentazioni prevalentemente ambientaliste si sforza di consumare soprattutto cibi prodotti nel raggio di pochi chilometri e quindi - nel caso di frutta e verdura - prevalentemente di stagione. Una forma di associazionismo molto diffusa anche in Italia attraverso i "Gas", i Gruppi di acquisto solidale:
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Organizzare un Gas in un piccolo centro di provincia, dove il confine con la campagna è più labile, è naturalmente più semplice, ma l'inchiesta del New Yoker ha dimostrato che "localismo" e "stagionalismo" non hanno confini scovando allevamenti di polli nel Bronx, alveari per la raccolta del miele nella Upper East Side, orti a Staten Island e vasche per la piscicoltura della tilapia a Brooklyn.

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AlexSvoboda
Inviato il: Martedì, 08-Lug-2008, 14:49
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Il 9,7% degli italiani va al discount, sempre di più in campagna
Nel 2007 si è consolidato l'acquisto in fattoria o agriturismo

Quando la spesa si fa in campagna risparmi fino al 30% su ortofrutta

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Contro il caro vita gli italiani cercano nuove soluzioni. Anche se la maggioranza continua a fare spese al supermercato (67,8%) soprattutto nel Centro-Nord (73%), molti preferiscono il mercato rionale, 20% delle famiglie del Centro-Nord, contro il 31,4% del Mezzogiorno. Ma sono sempre di più le famiglie che per far quadrare i conti cercano soluzioni alternative (e sempre meno costose) per fare la spesa. Negli ultimi sei mesi quattro famiglie su dieci hanno optato, almeno una volta, per la spesa in campagna.

Il risparmio e' assicurato (si riesce ad arrivare anche al 30 per cento in meno rispetto ai canali tradizionali della distribuzione). E si guadagna in qualità e freschezza, soprattutto per frutta e verdura. Più o meno gli stessi risparmi che si ottengono anche nei mercati dove gli agricoltori praticano la vendita diretta. Queste le riflessioni della Cia (Confederazione italiana agricoltori) in relazione ai dati sui consumi dell'Istat.

Ormai consolidato e' l'acquisto fatto direttamente in fattoria o negli agriturismi. Nel 2007 la percentuale degli italiani che hanno comprato in campagna e' cresciuta:piu' 15% rispetto all'anno precedente. Secondo la Cia altre 3,5 milioni di persone si sono rivolte, anche piu' volte nell'arco dei dodici mesi, verso questo tipo di consumo che, oltre a mostrare un'evidente convenienza, permette di portare a casa prodotti genuini.

Per frutta e verdura l'acquisto in campagna è un vero ''affare'' per i consumatori. Il risparmio si aggira attorno al 35 per cento (con punte anche del 40 per cento) nei confronti dei tradizionali canali di vendita.
Lo stesso vale per vino e olio, i cui prezzi si riducono del 25-30%. Tagli del 15-20% per pane e carne. Comprando direttamente dal produttore, si abbatte la lunga rete della filiera e i prezzi si dimezzano.

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AlexSvoboda
Inviato il: Venerdì, 11-Lug-2008, 09:55
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Farmer Markets - Ecco il Blog del Corriere:
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