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> L'uomo Che Sussurava Alle Moto
 
AlexSvoboda
Inviato il: Sabato, 22-Ago-2009, 12:33
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Io avevo quattordici anni e gambette lunghe.
Lei aveva riccioli biondi ed occhi molto blu.
Lui aveva il serbatoio giallo e la marmitta a spillo.
Io avevo il culo rosso.
Perchè l'amavo tanto.
Lei. Non l'Italjet.
Io l'amavo così tanto che ogni volta che lei diceva:
"Amore corri!" io correvo così forte che finivo sempre
col culo in terra.
L'estate volava via leggera.
Passavo i pomeriggi a baciarla.
Le sere a riaggiustare l'italjet.
Le notti a massaggiarmi il culo.
Lei era molto bella. Ed era magrina, magrina.
Questo era molto interessante perchè nonostante
la testa del 60 e la marmitta a spillo
i cavalli erano pochetti e il risparmio di qualche chilo
era importantissimo.
Soprattutto quando facevo a gara col Riccardone
che c'aveva il Corsarino preparato e pesava 90 chili.
E' passato un sacco di tempo.
Non ce n'è più di riccioli biondi.
Cado un po' meno.
Chissà dove riposa l'Italjet.
E chissà dove sei finita pure tu.
Non t'ho rivista più.
Il Riccardone peserà mille chili.
Sono rimasto io che ancora gioco coi motori.
E poi m'è rimasto il culo.




Carlo Talamo
L'uomo che sussurrava alle moto


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AlexSvoboda
Inviato il: Sabato, 22-Ago-2009, 12:51
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La storia

Il 29 ottobre 2002 Carlo Talamo, ex importatore delle motociclette Harley-Davidson e Triumph ma anche delle celebratissime automobili inglesi Bentley, è morto in seguito ad un brutto incidente mentre percorreva in moto l'autostrada A12 Livorno-Genova nei pressi di Viareggio. Era in sella alla RS arancio, la moto nr. 100.000 prodotta da Tiriumph che gli era stata regalata dalla casa madre. Carlo era un personaggio decisamente particolare, di quelli che suscitano immediatamente odio o amore ma comunque non lasciano indifferenti. Una cosa però è certa: aveva una grandissima passione per le moto, una passione nata quando era un adolescente che si divertiva a modificare il motorino e cresciuta con lui. A cinquant'anni non aveva perso il gusto di inventare modifiche di ogni genere (meccaniche ed estetiche), né quello di andare in moto. Dentro era rimasto un ragazzino, come tradiva l'abitudine di calzare sempre scarpe da ginnastica bianche, senza calzini anche d'inverno, anche in moto.
Nato a Roma il 18 novembre 1952 ma trapiantato a Milano, 50 anni, Talamo era amato e conosciutissimo dagli appassionati delle due ruote, quelle che non conoscono la pista, ma soltanto le strade di montagna, per aver ridato splendore a due Marchi storici come Harley Davidson e Triumph di cui era diventato importatore in Italia. Un personaggio unico che aveva fatto delle moto la sua vita, contagiando tutti quelli che gli stavano vicino fin da quando, da ragazzo, si accorse che un motore e un manubrio sapevano regalare sensazioni uniche. Un poeta nel suo genere, capace di vedere dietro a un 'pezzo di ferro' cose che gli altri non riuscivano neppure ad immaginare. E sapeva trasmettere tutto ciò con i suoi gesti, con le sue parole, perché una moto, per lui e per tanti altri come lui, è qualcosa di speciale, di vivo. Difficile spiegare a chi non lo conosceva chi era Carlo Talamo. Viene in aiuto la sua poesia, versi scritti così, di getto, dimenticandosi persino il titolo, con la 'scusa' di fare pubblicità alle sue moto,
ma soprattutto per raccontare.



Raccontare cosa si prova ad essere un motociclista.



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Molto spazio.
Molto freddo.
Molto bello.
Forse perchè è inverno.
perchè in giro c'è nessuno.
perchè la luna non è mai stata così chiara.
E il freddo così pulito.
La strada che scavalca le montagne specchia in modo innaturale
il bianco della neve che mi tiene compagnia.
Vado.
Vado in giro di notte.
Scappo da una città che fa troppo rumore.
Posti affollati dove mi sento straniero.
Scappo solo.
Assieme agli scoppi del motore.
Che stanotte paiono più nitidi.
Ancora più dolci.
Nel ghiaccio di solitudine che circonda la valle stò al caldo.
E sereno.
Finalmente.
Le mani perdute nel profondo dei buffi coprimani pelosi.
La pancia coperta da cento chili di lana.
Penso che mi piace tanto.
Penso che vorrei avere più tempo.
E meno gente che spinge e grida.
La faccia brucia e gli occhi si difendono con qualche lacrima chiara.
che va a perdersi chissadove.
I tornanti della strada hanno il fondo di lucide pietre scivolose.
Lontano,lucine che brillano, indicano un posto piccolino
dove la gente stà dormendo.
Sogno che tutta l'aria del mondo sia così brillante.
Sogno che persone limpide e forti tornino a vivere
nella citta dalla quale sempre più spesso vado via.
Sogno di incontrare occhi scuri e amici.
Sogno di vivere un tempo tranquillo.
E il suono di questo vecchio motore.
Sogno una notte come stanotte.



Fonti:
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