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> Adriatico
 
AlexSvoboda
Inviato il: Giovedì, 28-Feb-2008, 11:19
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L'Adriatico è il mio mare

«È giusto che il Danubio –
il fiume della Mitteleuropa continentale,
della sua grandezza, della sua malinconia
e delle sue ossessioni – fluisca nell’Adriatico,
perché l’Adriatico è il mare per eccellenza,
il mare di ogni persuasione
e di ogni abbandono, della vita vera
e dell’armonia con essa.»

Intervista al Prof. Claudio Magris

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Il mare Adriatico, dal Caffè San Marco, uno dei più vecchi locali di Trieste, non lo si vede ma lo si intuisce...

Professor Magris, sono curioso di sapere cos’è per lei l’Adriatico.

“Cherso e Lussino, con il loro arcipelago, si chiamano anche Absirtides, nati dal corpo di Absirto, il fratello di Medea ucciso da Giasone e gli Argonauti in fuga, che ritornavano con il Vello d’oro.
L’Adriatico è per me ‘il mare’, perché è su questa riva che ho conosciuto la grande apertura. Certo l’Adriatico è un mare molto piccolo, è la più piccola parte del Mediterraneo. Però questa apertura di Trieste ha avuto un grande ruolo. Golfo che si dischiude nella sua grandezza, un pezzo italiano un pezzo sloveno un pezzo croato. È una città in cui il mare è accessibile. Lo raggiungo in un quarto d’ora: tra maggio e novembre faccio il bagno ogni giorno. Mia mamma mi ci portava fin da bambino ed io ho sempre in mente questo senso dell’aperto, dell’abbandono, della felicità.
In fondo è qui che ho conosciuto quel senso del mare che dà l’idea che la vita - nonostante tutti i dolori, i naufragi, i disastri - ha una sua unità, un suo significato. Ecco perché per me è impensabile l’amore, l’eros, senza l’orizzonte marino (…)“.

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Claudio Magris, scrittore triestino, ha avuto una 'nomination' per il Nobel nel 2007

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AlexSvoboda
Inviato il: Venerdì, 13-Giu-2008, 12:21
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«L’Adriatico un grande ruolo può ancora svolgerlo»

Riflessioni su passato e futuro dell’Adriatico con Massimo Cacciari.
Tra prospettive, paure immotivate e opportunità


Intervista di Alessandro Giambartolomei

Massimo Cacciari sembra proprio stanco. Lì a Ca’ Farsetti è un via vai di gente che vuole solo lui, che lo tampina ininterrottamente. Telecamere, microfoni, diavolerie digitali che s’incrociano negli ampi saloni del nobile edificio affacciato sul Canal Grande. Da un finestrone osservo un po’ disgustato il Ponte di Rialto sommerso, invaso dai turisti: i flash, i gridolini, gli spintoni… D’altronde è questa – a buona ragione - una delle mete più ambite di chi viaggia per il mondo.

Anche se sembra stanco il professore, magari un po’ irritabile, basta intavolare un tema tosto, concreto, come il futuro dell’Adriatico, perché trovi nuova energia da spendere e molto da dire.
Guarda caso furono proprio un marchigiano e un veneziano ad esplorare a fondo la Cina: Matteo Ricci e Marco Polo.
“Uno per evangelizzare, l’altro per fare affari”, risponde arguto.

Sono qui a importunarla per parlare di questo nostro mare, quello che un tempo era meglio noto come “Golfo di Venezia”. La sua città ne è stata, e a lungo, indiscussa dominatrice. Ma oggi?
“Il passato è passato, quindi è chiaro che sarebbe impensabile ritrovare una centralità per l’Adriatico simile a quella che ebbe per secoli, grazie appunto all’egemonia veneziana, dal Canale di Otranto fino a Trieste. Ed è altrettanto impensabile pensare ad un mare come quello che era ancora centrale per i grandi traffici fino allo sviluppo, all’inizio del secolo, del porto di Trieste, o tutti gli investimenti austriaci a Venezia e a Trieste, nel corso degli anni della dominazione asburgica. E tuttavia l’Adriatico un grande ruolo può ancora svolgerlo, perché non c’è alcun dubbio che la portualità del Nord è satura, i traffici internazionali crescono vertiginosamente – sia merci che passeggeri -, l’attrazione del Mare Adriatico per il traffico passeggeri cresce ancora più vertiginosamente. Venezia è ormai di gran lunga – come traffico passeggeri – il primo porto europeo per la croceristica.
Le attività di traghetti, tra le due coste, possono intensificarsi enormemente: sono ancora totalmente sottosviluppate. I traffici internazionali possono avere – se ci attrezziamo qui in modo adeguato – possono avere grande convenienza a scegliere come terminale l’alto Adriatico piuttosto che i porti del nord. Già l’interesse di grandi compagnie, soprattutto del Far East, a dirottare verso noi i propri traffici, o una buona quota di questi, è esplicita.

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