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> Risonanza Magnetica Funzionale Del Cervello
 
AlexSvoboda
Inviato il: Mercoledì, 23-Lug-2008, 10:22
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In questo topic vorrei rendere pubblici i risultati di alcune mie ricerche in rete effettuate per motivi privati, ma che hanno toccato argomenti secondo me di notevole interesse e attualità.

Risonanza Magnetica Funzionale del cervello

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Con la risonanza magnetica funzionale (fMRI, functional magnetic resonance imaging), non soltanto è possibile vedere immagini relative a sezioni trasversali del corpo umano, ma anche osservare come il cervello processi differenti mansioni.

In particolare la risonanza magnetica funzionale è una tecnica di imaging biomedico che consiste nell’uso dell’imaging a risonanza magnetica per valutare la funzionalità di un organo o un apparato, in maniera complementare all’imaging morfologico.

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La risonanza magnetica funzionale è uno strumento destinato a rivoluzionare il mondo della diagnostica a immagini in quanto permette si osservare cosa accade ad esempio all’interno del cervello mentre l’organo compie normali azioni come il pensare, provare emozioni o muovere gli arti.

L’esame viene eseguito mostrando al paziente, grazie a un sistema ottico di proiezione, alcune immagini mentre è all’interno del tunnel. Il dispositivo quindi cattura e registra immagini relative a sezioni del cervello (MRI) insieme alla misura dell’attività neurale come variazione di concentrazione locale e temporale della quantità di ossigeno nel sangue e nei tessuti (fMRI).
Alla fine il dispositivo produrrà immagini con zone colorate differentemente in modo da evidenziare i diversi livelli di attività in diverse zone del cervello.

La rilevazione dell’attività neurale mentre il paziente pensa è stata molto complicata perché il solo rimanere bloccati nel tunnel in qualche modo va a creare artefatti nelle misure, perciò gli scienziati del Fraunhofer Institute hanno escogitato un nuovo sistema di proiezione ottica per visualizzare le immagini. A questo si aggiunge l’impossibilità di introdurre materiali ferromagnetici per non distorcere il campo magnetico.

Il proiettore ottico messo a punto impiega micro display OLED (organic light-emitting diodes) inseriti in uno speciale casco in materiale plastico realizzato dalla NordicNeuroLab. I visori sono separati per ciascun occhio per avere una vista stereoscopica e soprattutto per osservare qualche parte della foto occhio destro e occhio sinistro hanno messo a fuoco.

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AlexSvoboda
Inviato il: Mercoledì, 23-Lug-2008, 11:29
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Risonanza Magnetica funzionale su pazienti in Stato Vegetativo

Si può misurare lo stato di coscienza?

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Confronto tra un paziente in stato vegetativo ed un soggetto sano in risposta agli stessi stimoli

Una paziente in stato vegetativo persistente (coma vigile) da cinque mesi ha mostrato reazioni cerebrali in tutto simili a quelle di soggetti sani in risposta a una serie di stimoli di diverso tipo, lasciando supporre ai medici un suo stato di consapevolezza cosciente, nonostante il coma. La scoperta è stata pubblicata sulla importante rivista scientifica americana Science, ed è stata permessa dall'uso della risonanza magnetica funzionale (fMRI) , una tecnica che consente di ottenere immagini del cervello non solo statiche, ma anche in grado di mostrare i suoi differenti stati di attività.
Gli autori dello studio, diretti da Adrian Owen del Medical Research Council (MRC) di Cambridge, in Gran Bretagna, esprimo comunque molta cautela, e sottolineano che, anche se le indicazioni sembrano confermare che la giovane fosse veramente cosciente durante il coma, questo caso non è generalizzabile agli altri pazienti in stato vegetativo persistente.

Gli esperti hanno confrontato le reazioni cerebrali della giovane a frasi banali come «c'è del latte e dello zucchero nel suo caffè» con quelle a suoni senza significato. In questi casi le sue reazioni neurali ai suoni e alle parole erano diverse esattamente come accade per un soggetto sano, e se le frasi pronunciate avevano un significato ambiguo nel suo cervello si attivavano processi semantici necessari alla comprensione del linguaggio, tali e quali a quelli di volontari sani. Ma la dimostrazione definitiva del suo stato di «consapevolezza cosciente» è arrivata quando i neurologi le hanno chiesto di immaginare di giocare una partita di tennis o di visitare la propria casa. Anche in questo caso le reazioni neurali della ragazza in coma vigile sono state del tutto identiche a quelle registrati da volontari sani cui era stata fatta la stessa richiesta. Questi risultati confermano senza ombra di dubbio, hanno dichiarato gli autori del lavoro, che la giovane, per quanto in coma vigile, fosse coscientemente consapevole di se stessa e dell'ambiente circostante. La ragazza potrebbe essere stata in realtà cosciente, nonostante il suo stato di coma, ha commentato in un secondo articolo sulla rivista Science Lionel Naccache dell'INSERM di Parigi. Sebbene non si possa generalizzare ad altri pazienti in coma vigile, hanno concluso gli esperti, questo caso è una chiara evidenza dell'utilità della risonanza magnetica funzionale per indagare ogni singolo paziente in coma e prendere decisioni caso per caso, anche in base al tipo di reazioni manifestate alla risonanza.

«Normalmente si ritiene che l'assenza di responsività comportamentale alle richieste o agli stimoli dell'ambiente - ha spiegato il professor Roberto Piperno, direttore della Casa dei Risvegli Luca De Nigris e responsabile scientifico del Centro Studi per la Ricerca sul Coma diretto da Fulvio De Nigris - corrisponda inequivocabilmente all'assenza di un qualunque livello di consapevolezza e ad una mancata elaborazione cognitiva degli input sensoriali. Eppure, a partire dalla fine degli anni '90, un numero crescente di rapporti pubblicati hanno mostrato, anche se ancora in maniera solo aneddotica, una situazione inattesa: in qualche circostanza elementi di stimolazione complessa possono essere processati in circuiti neuronali appropriati. Certe funzioni cerebrali potrebbero pertanto essere più preservate di quanto si immaginava in precedenza e molti pazienti sarebbero capaci di percepire e processare vari aspetti visivi e uditivi dell' ambiente, incluso, in qualche caso, elementi semantici del linguaggio. Alcune indicazioni suggeriscono che questo effetto diviene evidente soprattutto utilizzando paradigmi di attivazione che abbiano un forte contenuto emotivo. L'unica conclusione possibile è che, allo stato attuale delle conoscenze, non sappiamo se i pazienti, o almeno tutti i pazienti, siano completamente incoscienti».
STUDIO ITALIANO - «Da giugno 2005 a oggi abbiamo studiato con Risonanza magnetica funzionale nove pazienti (4 donne e 5 uomini) di età compresa tra 14 e 43 anni, con esiti di coma (stato vegetativo e stato di coscienza minima», spiega Piperno. «In ciascun paziente è stato eseguito lo studio di attivazione, sottoponendo i pazienti all'ascolto di storie di voci familiari, all'ascolto della stessa voce in reverse e infine all'ascolto di voce familiare. Con i dati attualmente a nostra disposizione possiamo confermare come gli studi di attivazione con Risonanza magnetica siano in grado di documentare in alcuni dei pazienti in stato vegetativo o minimamente cosciente, l'attività di circuiti cerebrali che sono alla base di funzioni cognitive. In particolare, in uno di essi, l'attivazione di un'area corticale in regione insulare dimostra anche un coinvolgimento emozionale da parte del paziente. Questi nostri dati sono preliminari».

Fonti e approfontimenti:
Corriere della sera - 11 settembre 2006
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AlexSvoboda
Inviato il: Giovedì, 24-Lug-2008, 11:52
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Centri di FRMi in Italia

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Il sistema di risonanza magnetica funzionale dell’ITAB - Chieti

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AlexSvoboda
Inviato il: Giovedì, 04-Feb-2010, 15:11
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La modulazione volontaria dell'attività cerebrale nei disturbi della Coscienza
Martin M. Monti, Ph.D., Audrey Vanhaudenhuyse, M.Sc., Martin R. Coleman, Ph.D., Melanie Boly, M.D., John D. Pickard, F.R.C.S., F.Med.Sci., Luaba Tshibanda, M.D., Adrian M. Owen, Ph.D., and Steven Laureys, M.D., Ph.D.

Pubblicato su The New England Journal of Medicine - 3/02/2010

ABSTRACT
La diagnosi differenziale dei disturbi della coscienza è particolarmente impegnativa: il tasso di un'errata diagnosi è di circa il 40%, e nuovi metodi sono necessari per rendere più attendibile la diagnosi, in particolare se la capacità del paziente a mostrare segni comportamentali di consapevolezza è ridotta.

In due centri di riferimento più importanti a Cambridge (Regno Unito) e Liegi (Belgio) abbiamo effettuato uno studio condotto su 54 pazienti con disturbi della coscienza. Abbiamo utilizzato la risonanza magnetica funzionale (MRI) per valutare la capacità volontaria di ogni paziente, neuroanatomicamente specifici, in correlazione con il livello di ossigenazione del sangue nel corso di due rilievi di visualizazione mentale. Una tecnica è stata poi sviluppata per determinare se tali rilievi potrebbero essere utilizzati per comunicare con risposte a semplici domande.

Dei 54 pazienti coinvolti nello studio, 5 sono stati in grado di modulare volontariamente la loro attività cerebrale. In tre di questi pazienti, prove ripetute hanno rivelato qualche segno di consapevolezza, ma negli altri due pazienti, non è stato possibile individuare un comportamento volontario mediante valutazione clinica.
Un solo paziente è stato in grado di utilizzare la nostra tecnica di rispondere sì o no alle domande durante la risonanza magnetica funzionale, tuttavia, è rimasto impossibile stabilire qualsiasi forma di comunicazione.

Questi risultati mostrano che una piccola percentuale di pazienti in stato vegetativo o minimamente cosciente hanno un'attivazione del cervello che riflette una certa consapevolezza e cognizione. Un ulteriore attento esame clinico si tradurrà in riclassificazione dello stato di coscienza in alcuni di questi pazienti. Questa tecnica può essere utile per tentare di stabilire la comunicazione di base anche con i pazienti che sembrano non rispondere.

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