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> Grotte, Viaggi al centro della Terra
 
AlexSvoboda
Inviato il: Giovedì, 04-Set-2008, 15:56
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Uno scrigno d'alabastro custodito nel buio per millenni,
una meraviglia di pietra che non potrete dimenticare...



Le Grotte di Castellana

Le grotte di Castellana, costituiscono il più grande complesso carsico italiano mai esplorato dall’uomo. La visita si snoda lungo uno scenario affascinante per circa 1 km. L’itinerario più lungo, richiede tre ore e si sviluppa per 3 km, tra caverne e voragini dai nomi mitologici o fantastici. Dalla Grave alla Grotta Nera, dopo aver superato il Cavernone della Civetta, attraversato il Corridoio del Serpente, la Caverna del Precipizio ed il Piccolo Paradiso, si raggiunge la Grotta Bianca, definita la più bella grotta del mondo, luminosa e splendente. Il complesso carsico prosegue ben oltre il tratto aperto al pubblico ed esplorato, ed accoglie una concentrazione di opere d’arte frutto del lento defluire dell’acqua nelle profondità della terra, stalattiti e stalagmiti dai mille colori, fluorescenze d’alabastro, laghetti sotterranei, un mondo che solo la fervida immaginazione della natura poteva creare e rendere accessibile, con l’ausilio di esperte guide speleologiche, per quanti vogliano provare l’emozione del mistero e dell’avventura.



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AlexSvoboda
Inviato il: Giovedì, 04-Set-2008, 16:04
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Franco Anelli


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Nato a Lodi il 18 ottobre 1899, diplomatosi a Milano, consegue nel 1927 la laurea in Scienze Naturali all'Università di Bologna e lavora per alcuni anni come geologo nelle miniere di Predil (Raibl) nel Tarvisiano.

Nel 1930, su incarico del prof. Michele Gortani, diventa conservatore del Museo Speleologico e assistente dell'Istituto Italiano di Speleologia presso le Grotte di Postumia nell'attuale Slovenia.

Egli si dedica a esplorazioni e ricerche speleologiche nel Carso di Postumia; cura il Catasto delle Grotte d'Italia; coordina i sempre più numerosi gruppi speleologici italiani; s'impegna, infine, nella direzione delle Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia e nella redazione della rivista Le Grotte d'Italia.

Ben presto comincia ad occuparsi delle aree carsiche dell'Italia meridionale; nel 1930 partecipa con Eugenio Boegan al completamento dell'esplorazione della Grotta di Castelcivita, la più grande grotta dei Monti Alburni, in Campania.

Nel 1938 incaricato dall'Ente Provinciale per il Turismo di Bari di effettuare una ricognizione della Grotta di Putignano, Anelli viene a sapere dell'esistenza di cavità limitrofe ancora inesplorate.

Il 23 gennaio del 1938 si cala nella Grave di Castellana e realizza ben presto di trovarsi di fronte ad un vasto complesso carsico ipogeo, di estremo interesse scientifico e turistico.

Scopre, così, quasi per caso, le famose Grotte di Castellana destinate ad assumere un ruolo fondamentale nel suo futuro...

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La Grotta Bianca (Da Wikipedia)


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AlexSvoboda
Inviato il: Lunedì, 08-Set-2008, 11:36
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L'ultima cascata
Le Grotte di Stiffe

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Quasi come il sipario di un teatro, la magnifica concrezione velica nella seconda sala della cascata delle Grotte di Stiffe, al fianco del salto d'acqua da 25 metri che finisce in una magnifico lago sotterraneo dalle profonde e limpidissime acque...

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Le Grotte di Stiffe sono situate all'apice della forra sovrastante il piccolo paese di Stiffe, frazione del Comune di San Demetrio ne' Vestini.

Le Grotte di Stiffe sono, tecnicamente parlando, una risorgenza, cioè il punto in cui un fiume torna alla luce dopo un tratto sotterraneo; nel caso di Stiffe questo punto è situato all'apice della forra che sovrasta il piccolo paese omonimo.

La presenza del corso d'acqua, che in alcuni periodi dell'anno raggiunge portate considerevoli, è sicuramente la caratteristica più importante delle Grotte, che a volte sono percorse da un piccolo ruscello le cui acque mormorano e bisbigliano, altre vengono attraversate da un fiume che si precipita a valle lungo rapide e cascate con un boato assordante.

Entrando nella grotta i sensi sono di colpo investiti dall'ambiente inusuale: le fresca temperatura ed i giochi di luce trascinano la mente a ritroso nel tempo; le gocce che cadono fanno rivivere il fenomeno dello stillicidio che ha dato forma alle insolite stalattiti e stalagmiti; la vista si concentra sull'acqua che spumeggia sotto le passerelle, e si perde in lontananza per catturare ogni dettaglio delle concrezioni, con il fiume che fa da guida rumorosa dall'ingresso della grotta, nascondendosi quel tanto che basta per far sentire il silenzio, per poi tornare ad esibirsi con tutta la sua potenza, soprattutto d'inverno, in una maestosa sala dove, precipitando con fragorosa cascata, offre uno spettacolo splendido ed inquietante.

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Concrezioni nella sala del silenzio

Fin dall’inizio la nostra curiosità viene attratta dal bianco candido delle pareti, colore caratteristico delle rocce calcaree, che, ad una certa altezza, viene bruscamente spezzato da due fasce scure che ci accompagneranno lungo tutta la grotta: tale colorazione è dovuta alla presenza di ossidi metallici che sono stati depositati dal fiume nella sua azione millenaria.


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Il lago nero


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AlexSvoboda
Inviato il: Lunedì, 15-Set-2008, 12:32
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La Grotta del Vento

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Circa 200 milioni di anni fa, sul fondo di un mare che potremmo far corrispondere all'attuale Tirreno, iniziarono a depositarsi enormi quantità di gusci di conchiglie, di formazioni coralline, di scheletri di pesci, di sabbie, di fanghiglie e di carbonato di calcio precipitato chimicamente per evaporazione dell'acqua. Questi detriti, sebbene in quantità e composizioni diverse, continuarono ad accumularsi, strato su strato, per almeno 170 milioni di anni, formando una massa di migliaia di metri di spessore. L'enorme peso di tale accumulo provocò la compressione e la cementazione dei vari elementi, trasformandolo lentamente in roccia calcarea.

Attorno ai venti milioni di anni fa, forti spinte (movimenti orogenetici), legate alla deriva dei continenti, provocarono il sollevamento di questa massa rocciosa che, fratturandosi intensamente a causa delle potenti sollecitazioni ricevute, emerse dal mare, e formò lentamente le attuali montagne.


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L'acqua piovana, precipitando sulla superficie crepacciata della montagna, venne inghiottita immediatamente nel sottosuolo, dove vari rivoli d'acqua si unirono per formare quei ruscelli, quei torrenti e quei fiumi sotterranei che, percorrendo per milioni di anni le fessure, le hanno progressivamente ampliate, trasformandole in quella fitta rete di cunicoli, gallerie, pozzi e sale che costituiscono il complesso sotterraneo della "Grotta del Vento".



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Il fiume sotterraneo Acheronte in piena


II nome "Grotta del Vento" deriva dalla violenta corrente d'aria che la percorre, dovuta alla presenza di due imbocchi posti a quote diverse. Quello inferiore (ingresso turistico) e situato a m. 627 sul livello del mare, mentre quello superiore, impraticabile, si trova ottocento metri più in alto, ad oltre 1400 metri d'altezza; la temperatura interna si mantiene costantemente sul valore di + 10,7 gradi centigradi. Si ha quindi una colonna d'aria che d'estate, essendo più fredda dell'aria esterna, e più pesante, quindi provoca all'imbocco inferiore il noto vento uscente (entrante a quello superiore). D'inverno la situazione si ribalta; siccome fuori la temperatura e quasi sempre più bassa, l’aria interna, più calda di quella esterna e quindi più leggera, sale, provocando all'imbocco inferiore il vento entrante (uscente a quello superiore). La velocità del vento e direttamente proporzionale alla differenza che intercorre tra la temperatura esterna e quella interna. Durante le visite la corrente d'aria viene quasi completamente bloccata mediante la chiusura di una porta blindata.


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