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> C'era Una Volta Un Borgo...
 
AlexSvoboda
Inviato il: Mercoledì, 09-Lug-2008, 19:30
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Questa non è una storia di mare. E' storia di acqua dolce.
Storia di un borgo sommerso dalle acque.
Sommerso, non per caso, ma per accurato progetto concordato da tutti.

Eppure il borgo antico è ancora lì, sommerso dalle acque...


Borgo San Pietro, Valle del Salto

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A Borgo San Pietro siamo ricchi di storia. Come spesso accade, però, non ce ne rendiamo conto.
La nostra si snoda lungo il fiume, il Salto, ed è anche la sua storia.
Nell'antichità italica preromana (ma tracce di vita umana nel periodo neolitico e nell'epoca pelasgica dimostrano la presenza dell'uomo fin dalla preistoria), ci furono gli Equi (del 494 a. C. le prime notizie), e poi gli Equicoli, che vivevano di caccia, guerre e razzie

“duris Aequicula glaebis:
/armati terram exercent semperque recentis
/convectare iuvat praedas et vivere rapto”


scrive Virgilio nell’Eneide, nella traduzione di Rosa Calzecchi Onesti,

“gli Equicoli, che zolla han durissima.
\Armati lavoran la terra, e sempre ogni giorno
\armano radunar nuove prede e viver di furto”.


Poi vennero i Romani, poi l’impero romano cadde e subimmo l'invasione longobarda.

Con le invasioni, la crisi dei centri urbani, tra cui Cliternia, il maggiore dell’epoca, toccò il fondo, mentre si diffondeva il fenomeno del monachesimo.

Nell’891 bande di Saraceni seminarono morte e distruzione nella Valle. Le popolazioni si misero al sicuro in luoghi più elevati.

In questo modo, insieme a tanti altri castelli, nacque Petrella Salto (il nome sembra derivi dall’esistenza dello sperone roccioso intorno a cui si pose l’insediamento; alla scelta del sito, però, certamente non fu estranea l’esistenza delle decine di sorgenti che uscivano dallo sperone roccioso e assicuravano i necessari rifornimenti idrici).
Petrella e i suoi centri satelliti cominciarono l’avventura del Medioevo: le lotte tra Vescovi e feudatari e le lotte tra i feudatari. Borgo San Pietro, dove noi ci troviamo, viene citato come feudo dei Mareri, all’epoca di Cola, vale a dire nei primi del 1400.
E alla famiglia Mareri, che sia pure tra alterne vicende (da noi sono passati i Barberini, i Colonna e tanti altri padroni) ha dominato la nostra valle, riporta la storia, un po’ leggendaria, della Beata Filippa.
Il Monastero di Clarisse, da lei fondato, fu il primo del Regno di Sicilia, e intorno ad esso si sviluppò nel tempo il villaggio di Borgo San Pietro.

La storia di Filippa è emblematica del Medioevo e delle sue contraddizioni: vergine, prima santa del Secondo Ordine Francescano (l’elevazione agli onori dell’altare compare in una Bolla di Innocenzo IV del 1247), rigettò le ricchezze e i fasti del suo mondo, e abbracciò all’interno di una proprietà della sua famiglia il modello di vita di santa Chiara, nel quale il lavoro era tenuto in grande considerazione unitamente al servizio dei poveri e all'apostolato, ma fu anche, inconsapevolmente, strumento delle contese dell’epoca tra i feudatari e la Chiesa (assolutamente da visitare il suo Museo, qui a Borgo: vi sono esposte sia opere d’arte, sia manufatti delle cosiddette arti minori, sia oggetti della vita monastica: ad esempio le casse rivestite in cuoio, portate in dote alle suore, nelle quali venivano riposti i corredi di coloro che perfezionavano la professione di fede, i flagelli usati dalle suore per penitenza; notevole, infine, una Crocefissione di Giorgio De Chirico, che – è una vicenda che poco si conosce – soggiornava spesso tra Fiumata e Borgo San Pietro).

Il Rinascimento portò anche da noi i suoi intrighi di corte. E di uno di essi, conosciuto nel mondo intero, ne fu quasi esclusivo scenario la nostra terra: la romantica, tragica, vicenda di Beatrice Cenci, di cui scrissero, tra gli altri, Shelley, Sthendal e Dumas.

La sua storia d’amore con Olimpio Calvetti, castellano della Petrella, l’uccisione del padre, il processo e la sua crudele morte sembrano i luoghi topici di una metafora realmente accaduta, che riassume in sé l’epoca dei delitti di corte, degli intrighi, delle passioni più nobili e di quelle più abiette. Né si poteva immaginare, per una cronaca dalle atmosfere cupe e sanguinarie nella quale l’amore, la morte, l’interesse si fondono in una inscindibile mistura, location più rappresentativa delle nostre brune montagne e dei nostri aspri speroni, a volte quasi magici nel loro improvviso scoscendere.

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Con il Risorgimento e l’Unità d’Italia – nel 1808, il Re Gioacchino Murat aveva accorpato le Università di Mareri, Borgo San Pietro, Petrella, Staffoli e Capradosso, costituendo il Comune di Petrella Salto – arrivò il brigantaggio. La storiografia futura dirà se esso fu lotta politica a favore del vecchio regime che tramontava, oppure rapinatori e grassatori tout court, oppure l’uno e l’altro, e se la miseria che li generò nasceva dal nuovo ordine politico, rappresentato dai Savoia e dal neonato Regno d’Italia.

Certo è che, almeno nei nostri luoghi, la prima ribellione venne da soldati dell'esercito borbonico, che rifiutavano il nuovo Regime (l’opposizione a rimuovere gli stemmi dei Borbone si ebbe in tutti i centri): nella zona del Cicolano, Petrella fu il primo Comune che aderì, per decisione di vertice, al nuovo Regno d'Italia, ma già due settimane dopo a Brusciano di Fiamignano scoppiarono gravi disordini che ben presto si estero a tutta la zona. Tra i borghi che maggiormente parteciparono vi fu Borgo San Pietro, saccheggiato con l'aiuto degli stessi abitanti.

Pochi anni – se guardati con l’occhio dei millenni: la nostra storia è cominciata al tempo degli Equi – separano quegli eventi dalla Grande Guerra, dal Fascismo e dalla Seconda Guerra Mondiale, il momento in cui il nostro tempo e la nostra storia sembrano perdere la loro memoria.

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La Montecatini deve costruire un bacino idroelettrico per alimentare la Centrale elettrica di Cotilia. Nel 1940 (i lavori erano iniziati nel 1937), l’acqua inonda la Valle del Salto ad opera di una diga che sbarra il fiume Salto. Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, ricostruite più a monte, vengono sommerse.

Le case, le cose, la memoria, l’identità, scompaiono. La valle che per gli Equi era territorio di caccia e saccheggio, su cui il fiume Salto scorreva ininterrotto come il tempo, si dissolve. Nasce il Lago, una nuova identità.

Oggi qui a Borgo noi siamo il Lago, e non potremmo essere quello che siamo senza di lui, le sue rive, le sue acque verdi e gli alberi e la terra che vi si specchiano. Abbiamo mutato la nostra identità. Ma siamo sempre gli stessi, ieri l’altro cacciatori, ieri contadini, oggi e domani pescatori.

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Qualcosa che si trasforma, rimanendo però uguale, proprio come il tempo, che trasfigura tutto ciò che incontra, ma ne lascia intatta l’essenza.

Diego Giordano
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AlexSvoboda
Inviato il: Domenica, 20-Lug-2008, 15:14
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Lago del Salto
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Si trova a 535 m sul livello del mare, il Lago del Salto è un grande bacino artificiale costruito nel 1940 con la chiusura del fiume Salto, che nasce sui monti della Marsica e confluisce nel Velino presso Rieti.

Il lago, lungo 10 chilometri e largo 1, occupa l'ampia vallata del Cicolano, disseminata di antichi paesi e di piccoli borghi rinchiusi sulle alture.
Altri paesi sorgevano nell'area oggi occupata dalle acque: Tiglieto, Borgo San Pietro, Sant'Ippolito e Fiumata, riedificati sulla riva del lago ed oggi divenuti ottimi luoghi turistici.
La Cappella del Monastero delle Clarisse di Borgo San Pietro, risalente al XIII sec., venne salvata dalle acque: fu smontata e rimontata presso la nuova chiesa del paese, ricostruendo anche gli antichi affreschi rinascimentali.

Il Lago del Salto è molto complesso, con fiordi e insenature che entrano nelle valli scavate da torrenti nelle tenere rocce.
I due versanti del lago sono nitidamente differenziati. Su quello di destra, esposto a Sud-Ovest, si concentrano i paesi e i campi coltivati. Il versante di sinistra, scoperto a Nord-Est, è più solitario e ricoperto da boschi.

In posizione elevata spuntano borghi come Fiamignano e Petrella Salto.
Petrella Salto, centro famoso di villeggiatura dall'aspetto medievale, è dominata dai ruderi del castello nel quale, nel 1698, fu ucciso Francesco Cenci. . E' collegato tramite una galleria sotterranea di quasi nove chilometri ad un altro bacino: il lago del Turano. Il lago del Salto è molto articolato, con insenature e fiordi che penetrano nelle valli scavate dai torrenti. I due versanti del Salto sono nettamente differenziati; mentre in quello di destra, esposto a sud-ovest, ci sono paesi e campi coltivati, sul versante di sinistra, esposto a nord-est, la strada che costeggia il lago, scorre ininterrottamente tra borghi di querce e castagneti.
Il bacino è ricco di fauna ittica: carpa, tinca, barbo, cavedano, alborella, coregone, gambero, pesce siluro, persico e trota. Nell' area oggi occupata dalle acque sorgevano i paesi di Sant' Ippolito, Fiumata, Teglieto e Borgo San Pietro, completamente ricostruiti e divenuti piccoli centri turistici.

Alla foce del lago, nelle vicinanze di Sant' Ippolito, si trovano immense praterie interrotte dal vecchio letto del fiume, mentre proseguendo verso la diga i fondali diventano più profondi ed irregolari. E' qui, nella gola di Campolano, nella gola di Marcetelli, nella zona di Varco Sabino, di Cerreta, della Moletta o Ponte Lungo e della diga che si pescano carpe al di sopra dei venti chili di peso. Oggi, grazie alla grande diffusione di questo sport, il numero di pescatori è aumentato cosi, anche i più grandi carpisti europei, si trasferiscono per settimane in queste splendide acque. Armati di attrezzature all' avanguardia, trascorrono notti intere nelle loro tende che possono essere montate sulle rive del Comune di Petrella Salto, dove il carpfishing è giustamente inteso come pesca sportiva. Le vigenti norme consentono di pescare con un massimo di tre canne; si possono usare natanti, anche con motore a scoppio, fino ad un massimo di 4HP.

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alcune info sul lago e i rilievi di controllo inquinamento dei Carabinieri

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AlexSvoboda
Inviato il: Lunedì, 13-Ott-2008, 19:35
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Un ottimo contatto per le immersioni nel lago:
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